• 16 novembre 2016

    2.7 milioni di anziani non autosufficienti chiedono assistenza adeguata

    Secondo il Rapporto Oasi 2016, presentato dai ricercatori del Cergas Bocconi, solo 200mila presi in carico da strutture dedicate, 600mila ricevono assistenza non proporzionale ai propri bisogni. Il resto si riversa sul SSN

    Secondo il Rapporto Oasi 2016, 2.7 milioni di anziani non autosufficienti non hanno assistenza adeguata

    L'assistenza agli anziani non autosufficienti rappresenta la grande sfida che attenda la sanità e il welfare in Italia nei prossimi anni. Lo sostiene il Rapporto Oasi 2016, l'Osservatorio sulle aziende e sul Sistema Sanitario del nostro Paese, presentato dalla SDA Bocconi (School of Management) e dai ricercatori del Cergas Bocconi (Centro di Ricerche sulla Gestione dell'Assistenza Sanitaria e Sociale). Secondo lo studio, dei 2,7 milioni di anziani non autosufficienti presenti in Italia, solo 200mila sono presi compiutamente in carico all'interno di strutture a loro dedicate. Gli altri 600mila ricevono un'assistenza non proporzionale ai propri bisogni presso il domicilio, mentre i restanti si riversano nel Sistema Sanitario Nazionale, alla ricerca di assistenza e cure, specialmente se gratuite. In questo scenario diventa inevitabile l'ospedale o il ricorso alle badanti.

     

    Parlano chiaro i numeri nazionali relativi alla presa in carico di questi pazienti all'interno di strutture residenziali. In alcune aree del Nord si attesta intorno al 40%, mentre è quasi inesistente al Sud, con una media su tutto il territorio del 20%. Questo significa che l'80% degli anziani è gestito da famiglie e badanti. Un modus operanti che - secondo il rapporto - impatta in maniera pericolosa sulla spesa pubblica, se pensiamo agli esiti di una mancata risposta sul territorio ai reali bisogni della popolazione.

     

    Per quanto riguarda le risorse finanziarie impiegate, il rapporto indica che, nel 2015, il settore dell'assistenza sanitaria ha mobilitato complessivamente 149 miliardi in tema di spesa sanitaria. Di questi 115 miliardi sono stati finanziati dal SSN, mentre 34 sono rappresentati dai consumi sanitari privati. Lo 0,9% di crescita rilevata rispetto all'anno precedente è da ricondurre al settore privato che costituisce il 23% della spesa totale e il 2,1% del PIL.

     

    La ricerca sottolinea che, relativamente alla spesa sanitaria privata, si registra un lieve aumento, non particolarmente significativo, in ordine soprattutto ad un reddito minore a disposizione dei nuclei familiari, mentre rimangono le disparità tra le Regioni. Ad esempio, in Trentino Alto Adige, Lombardia, Emilia Romagna ed in Veneto si registra una spesa di 750 euro per abitante, mentre è di 375 euro, sempre per abitante, la spesa privata in Campania, Sardegna e Calabria.

     

    Flessione pari al -1,4% per la spesa sanitaria pubblica, in riferimento all'aro temporale che va dal 2010 al 2014. Un dato che classifica l'Italia al quarto posto nel panorama dell'Unione Europea, in termini di diminuzione delle risoerse per la protezione sanitaria, dopo Grecia, Portogallo e Lussemburgo. 

     

    Leggi l'Executive Summary del Rapporto Oasi 2016