• 21 Novembre 2013

    'Il mio lavoro non aiuta solo gli utenti, aiuta anche me'

    Anzhela Heraschenko un'operatrice Osa di origine ucraina. In Italia dal 2001, lavora con persone affette da Hiv

    "Visitare l’Italia era il mio sogno da una vita. Ho sempre desiderato visitare le grandi città d’arte come Firenze e Venezia”. Anzhela Heraschenko è una operatrice Osa di origine ucraina che, come molti suoi connazionali, alla fine degli anni ‘90 è stata spinta da una forte crisi economica a volgere il suo sguardo oltre i confini nazionali. “Dopo il crollo dell’Urss e il raggiungimento dell’indipendenza, l’Ucraina ha dovuto affrontare un periodo molto duro e anche io, nel 2001 ho dovuto lasciare il mio Paese in cerca di lavoro”.

     

    Per Anzhela è stato naturale a quel punto indirizzare le proprie speranze e i propri sforzi verso la nostra nazione. “Non solo era una terra ricca di interesse, in Italia  sapevo che avrei ritrovato tanti amici che si erano già trasferiti, una sorta di piccola comunità su cui fare affidamento per sentire di meno la nostalgia di casa e attutire l’impatto con la nuova realtà”.

    Nella Cooperativa Osa, Anzhela svolge assistenza di base ai malati di Hiv. Li accompagna in ospedale, li porta fuori a passeggiare e garantisce l’igiene di base a quelle persone non completamente autosufficienti. Accanto a compiti più pratici, l’aspetto legato alla socializzazione è una parte molto importante del suo lavoro. “I nostri assistiti hanno un bisogno molto forte di un supporto psicologico. Sono persone che si sentono isolate, spesso non possono rivelare il problema nemmeno ai propri familiari o agli amici. Noi conosciamo il loro problema, loro ne sono consapevoli e questo gli dà una spinta ad aprirsi”.

    Come molti suoi colleghi, Anzhela trova proprio nel rapporto con gli assistiti le soddisfazioni più grandi. “La gratitudine di queste persone è qualcosa di indescrivibile. A volte si dà per scontato questo lavoro, si pensa che svolgiamo piccole attività. Quel ‘poco’ che gli diamo, però, è per loro rappresenta tantissimo. Per una persona sola e malata uscire con qualcuno per fare due passi e parlare all’aria aperta fa davvero la differenza”.

    Prima di collaborare con Osa, Anzhela ha svolto differenti impieghi. “L’incontro con Osa è stato quasi occasionale, a quel tempo cercavo lavoro e ho bussato a tante porte. Osa ha aperto e per me è stata una fortuna e una sorpresa insieme. Quando ho iniziato non avrei mai pensato di ricevere così tante soddisfazioni e lo vedo nella vita di tutti i giorni. Assistere queste persone spesso mi fa capire quanto alle volte le nostre preoccupazioni di tutti i giorni siano niente confrontate con la realtà di queste persone. Mi aiuta a mettere i miei problemi nella giusta prospettiva. Aiutando queste persone, aiuto me stessa”.

    Anzhela non torna da anni in Ucraina e, per quanto la nostalgia di casa si faccia sentire, Roma è ormai la sua città d’adozione. “Il mio compagno è italiano, la mia vita è qui, questa è la mia casa. E poi Roma mi ha stregata da subito. Certo, tutta Italia è un Paese fantastico, ma con Roma è stato amore a prima vista”.