• 29 agosto 2017

    'In OSA sono cresciuta e ho trovato la mia seconda vita'

    Kinga, da 17 anni nella Cooperativa: Lavoro nel servizio Hiv, lo sento un po' mio

    Kinga lavora da 17 anni nella Cooperativa OSA per il servizio Hiv

    Diciassette anni in OSA. Una vita. Kinga Szkop, per tutti semplicemente Kinga, è arrivata in Italia dalla Polonia nel 1995, cinque anni dopo è entrata a far parte della Cooperativa OSA, servizio Hiv, dove lavora ancora oggi, occupandosi della gestione della parte amministrativa del servizio e del contatto telefonico con pazienti, medici, infermieri e fisioterapisti. La storia che lega la Cooperativa a questa donna con i capelli biondi e il sorriso gentile inizia per combinazione, come avviene un po' per certe storie d'amore.

     

    “Sono arrivata in OSA per caso – racconta Kinga – cercavano una segretaria per il servizio Hiv, uno dei primi messi in piedi dalla Cooperativa, e sono stata chiamata. Sono stata la seconda ad accettare l'incarico, anche perché a quei tempi non era proprio semplice ricoprire quel ruolo. C'erano i numeri verdi, un contatto continuo con i pazienti, tantissimi pazienti. Avevamo a che fare con casi molto particolari, persone che venivano da tutte le realtà sociali”.

     

    Con gli anni, Kinga ha visto il servizio Hiv crescere ulteriormente e migliorare, grazie anche all'apporto delle diverse professionalità che operano all'interno di OSA. “Per fortuna dei nostri pazienti – afferma – ora lavoriamo un po' meno rispetto al passato. Questo significa che le terapie funzionano e che il nostro lavoro è stato svolto bene. C'è stato sicuramente un miglioramento rispetto a prima. Questo però non deve far abbassare la guardia, abbiamo a che fare con un virus che attacca ogni giorno tantissime persone. In tutti questi anni siamo entrati nelle case dei pazienti e siamo arrivati ad essere quasi dei familiari per le persone che assistiamo da diverso tempo”.

     

    Ho sempre sentito mio questo servizio - prosegue -, forse anche gelosamente. Sono cresciuta qui e anche quando mi hanno proposto altri ruoli, ho ringraziato ma ho sempre preferito rimanere dove sono. Forse mi trovo bene in queste realtà disagiate, differenti perché anche io sono un po' diversa, non essendo italiana. Qui ho trovato un'atmosfera e persone particolari, le cose belle di OSA sono anche le frasi dei colleghi che ti dicono: 'E tu cosa vai a fare alla riunione di soci stranieri?'. Questo vuol dire che ti sei inserita completamente nel posto dove lavori. Sono frasi che uno straniero apprezza molto, che rappresentano il complimento migliore per chi non è nato in questo Paese”.

     

    Leggi l'intervista completa pubblicata su OSA News