• 7 agosto 2017

    'Passione, amore, pazienza, competenze: questo richiede il mio lavoro'

    La coordinatrice degli OSS Vannoli racconta la sua vita dentro e fuori il Centro diurno di via Majorana

    Teresa Vannoli insieme al suo adorato assistito Daniele

    Il Centro diurno semiresidenziale di via Majorana gestito da OSA si trova nella zona Marconi a due passi da viale Quattro Venti, in una zona di Roma abbastanza vicina al noto quartiere di Monteverde. Il centro è frequentato da 48 utenti e vi lavorano molti OSS, Operatori Socio Sanitari. L’OSS è una figura professionale in ambito socio-sanitario che si occupa di soddisfare i bisogni primari della persona e di favorire il benessere e l'autonomia dell'utente. Gli OSS del Centro lavorano in équipe con le assistenti sociali, le educatrici, le psicologhe e il personale sanitario.
     

    Teresa Vannoli è la coordinatrice degli OSS di via Majorana, la incontro al “Baraonda”, una stanza della struttura che è stata allestita come un vero bar con tanto di macchina per il caffè, frigorifero, tavolini e sedie. Si tratta di un’attività di gruppo a valenza socializzante e riabilitativa. Ci accomodiamo a un tavolino e ordiniamo un caffè a Melania, l’atmosfera è allegra, c’è un via vai di utenti e operatori che vengono a fare una consumazione e Marco al bar è molto indaffarato.
     

    Arriva anche la dottoressa Carletto, la responsabile sanitaria di via Majorana, a prendere un the, e ci racconta che il bar è attivo da due anni ed è stato un grande successo: "Si tratta di un’attività che piace molto ai ragazzi, si divertono ed è sicuramente un’iniziativa che aiuta a socializzare, a stare in mezzo agli altri, ricoprendo ognuno un ruolo ben definito".
     

    Dal bar, io e Teresa ci spostiamo in un’altra stanza più tranquilla. Daniele l’accompagna.
     

    “È la mia spalla - mi spiega Teresa - mi aiuta in tutto. È fantastico e solitamente quando parlo, gli piace ripetere quello che dico. Vuole stare qui con noi. Con Daniele abbiamo costruito un rapporto speciale, da quando siamo riusciti ad aprire un canale di comunicazione”.
     

    Teresa ha iniziato a lavorare come Adest (assistente domiciliare dei servizi tutelari) a Subiaco. Nel 2011 ha conseguito il titolo di OSS ed ora ricopre il ruolo di Coordinatrice degli OSS.
     

    Teresa parlaci del tuo lavoro. Cosa richiede?
    Passione, amore, pazienza, collaborazione, sensibilità ma anche competenze tecniche. Sono felicissima di quello che faccio. È il lavoro che ho scelto, che mi piace e mi sento fortunata per questo. Il Centro diurno è come una scuola, un luogo dove i ragazzi trascorrono tanto tempo ed è fondamentale il lavoro di équipe e di squadra. Bisogna lavorare insieme, ognuno per la propria mansione, la propria esperienza, il proprio cuore per rispondere ai bisogni dei nostri utenti a livello sanitario ma soprattutto sociale.
     

    Di cosa si occupa l’operatore socio-sanitario, detto anche OSS?
    Il ruolo dell’operatore è l’assistenza fisica, cioè rispondere al bisogno primario dell’utente, ma un OSS deve avere anche competenze tecniche che vanno dall’igiene personale all’uso corretto  degli ausili e dei presidi e competenze relazionali sia per quanto riguarda il lavoro d’équipe che per la comunicazione con l’utente e le famiglie. Fra le principali attività dell’OSS, oltre all’assistenza diretta alla persona, sono comprese anche attività di animazione e socializzazione per singoli o per gruppi e si preoccupa degli aspetti sociali di chi ha in cura. L’ obiettivo dell’OSS è stimolare, creare benessere, infondere serenità, stimolare e mantenere le autonomie.
     

    Quali sono gli aspetti più importanti di una professione come la tua?
    Per me l’aspetto più importante di questo lavoro è la capacità d’ascolto: i nostri ragazzi comunicano in vari modi e noi operatori dobbiamo dare il massimo nel percepire i loro bisogni prestando la giusta attenzione. Ai miei colleghi dico sempre che noi dobbiamo fermarci, ascoltare e poi rispondere ai loro bisogni. Come coordinatrice, cerco di mettere in pratica questo pensiero e sulla base della mia esperienza cerco di aiutare i miei colleghi ad aiutare gli altri. Provo a farlo.
     

    Leggi l’articolo integrale pubblicato su OSA News 1-2/2017