• 23 Gennaio 2014

    'Quel sorriso resterà per sempre nel nostro cuore'

    Roberta si è arresa all'Aids. Gli operatori del servizio di assistenza domiciliare ai malati di Aids di OSA parlano di lei

    “Avrei voluto prepararvi una bella cena ma purtroppo non è stato possibile. Vi ringrazio per il tempo che mi avete dedicato, rendendo gioiose le mie giornate fino all’ultimo”. Poche parole, contenute in una lettera, con cui la madre di Roberta, una donna scomparsa a ottobre dopo una lunga lotta contro l’Hiv, ha ringraziato gli operatori OSA. Per farlo, ha scelto di interpretare la volontà della figlia, rivolgendosi ai professionisti della Cooperativa in prima persona, come se Roberta avesse scritto di suo pugno quelle frasi. Espressioni semplici e dirette, come quelle che tante volte Roberta ha ripetuto a chi l’aveva assistita nel momento del bisogno.

    La storia è arrivata sulle pagine di OSA News grazie al racconto di quegli stessi operatori che le sono stati accanto nel corso del difficile viaggio attraverso la malattia: Oriana, Cristina, Francesco, Giovanni, Emanuele, Maria Teresa, Teresa, Pietro, Andrea, Anzhela, Patricio, Carlo, Maurizio, Claudine, li abbiamo incontrati nella sede di via Appia Pignatelli. Da quella breve chiacchierata è emersa tutta l’intensità del rapporto con Roberta e la sua famiglia.

    Una donna intelligente, generosa, esuberante e vivace – così Maria Teresa Mari descrive Roberta -. Ha lasciato una traccia positiva in tutti coloro che hanno avuto l’opportunità di conoscerla. Era una persona dall’indole molto sensibile e aperta al prossimo”.

    Il percorso della vita riserva, a volte, alcuni ostacoli che possono provocare nell’anima ferite profonde. Durante il liceo, Roberta perde prematuramente il padre, e questo tragico fatto la spinge a sfuggire dalla realtà, cercandola in una siringa piena di eroina. Siamo a metà degli anni ’80, un periodo in cui Hiv, Aids e sieropositività sono termini sconosciuti o addirittura ancora non coniati. Per i tossicodipendenti, il rischio di contrarre il virus è altissimo.

    Il rapporto con gli operatori era cominciato anche prima della presa in carico da parte del servizio di assistenza. “Roberta – ha raccontato a OSA News Anna Maria Corbelli, coordinatrice del servizio di assistenza ai malati di Aids della Cooperativa – ci aveva conosciuto nel periodo in cui assistevamo Clara, una sua amica contagiata come lei dal virus dell’Aids. È stato in questi momenti che ha avuto la possibilità di scoprire il nostro metodo di lavoro, ancora prima di aver bisogno del nostro aiuto. Quando poi le sue condizioni si sono aggravate, è stata lei in prima persona a chiedere di essere seguita dalle stesse persone che erano state vicino a Clara”.

    Nonostante la malattia, però, Roberta non perde la sua autoironia. “Quando veniva a trovare Clara – ha ricordato Oriana – si prendeva un po’ in giro dicendo alla sua amica: ‘Vedi quante persone hai intorno? Con il caratteraccio che mi ritrovo invece io finirò per morire sola!’. Naturalmente non era vero. Quando è arrivato il momento, ci ha accolto come fossimo parte della sua famiglia”.

    “Ho ancora bene in mente – racconta invece Claudine – quasi tutto della sua personalità. Ricordo ancora il suo viso, le nostre camminate mentre la accompagnavo in ospedale e i nostri discorsi. Era una persona molto generosa, anche nelle piccole cose. Quando, dopo un prelievo o una visita andavamo a fare colazione, era sempre lei a imporsi per offrire agli operatori il cappuccino, il cornetto o qualunque cosa volessimo”.

    Durante la sua malattia Roberta è anche costretta a rinunciare alla casa dove viveva e a ritornare da sua madre. Per lei che aveva sempre tenuto alla sua indipendenza è un duro colpo. “I rapporti con la mamma erano buoni, ma Roberta amava i suoi spazi - dice Anna Maria Corbelli -. Eppure neanche quando ha dovuto rinunciare al suo appartamento si è abbattuta. Anche nella nuova situazione è riuscita a mettere a nostro agio sia noi sia sua madre e non ha perso il suo sorriso”.

    il sorriso la accompagna anche nei due hospice dove è stata ricoverata, quando le sue condizioni si sono fatte critiche. “Il suo splendido carattere – ha voluto ricordare Pietro, altro assistente sociale – ha lasciato una scia di simpatia anche in queste strutture. A tutti i medici e agli infermieri che si trovavano a passare davanti alla sua stanza veniva automatico salutarla dal corridoio, anche senza entrare, con un gesto spontaneo al quale lei rispondeva con il suo bel sorriso. Per quanto riguarda me, Roberta è stata capace di ispirarmi un grande senso di protezione. Per me era naturale chiamarla ‘Robertina’, un vezzeggiativo pieno di tutto l’affetto che si meritava”.

    Pino Taddeo, psicologo che da oltre 20 anni si occupa dei malati di Aids assistiti dalla Cooperativa, è intervenuto alla fine della chiacchierata con gli operatori con una considerazione che ci ha consentito di capire definitivamente il valore di questa esperienza e l’importanza di entrare a far parte della sua famiglia. “Il caso di Roberta – ci ha raccontato Taddeo – è stato uno dei pochissimi in cui l’assistito sia entrato nel cuore di tutti i componenti del gruppo di lavoro.  È stato veramente toccante osservare una compartecipazione così piena e senza distinzioni. Tutti quelli che hanno potuto sono anche andati al suo funerale”.

    “A volte – precisa Taddeo – i nostri assistiti non riescono a stabilire una profonda sintonia con chi li segue. Questo capita solo perché arriviamo a conoscerli quando la loro condizione psicologica e le loro capacità relazionali sono ormai compromesse. È tuttavia proprio in questi contesti che la professionalità degli operatori risalta, dovendo affrontare una situazione non facile da gestire”.

    Tutto lo staff che ha seguito Roberta nei suoi ultimi mesi ha voluto realizzare il suo desiderio di una cena tutti insieme. Il 15 novembre, infatti, tutti gli operatori si sono dati appuntamento in una pizzeria per condividere il pasto che la loro assistita avrebbe voluto offrirgli. All’incontro è stata invitata anche la madre della donna, che è passata a salutare tutte le persone che hanno seguito sua figlia. Alla cena mancava solo lei, ma è stata un’assenza esclusivamente fisica perché, in realtà, Roberta continua e continuerà a vivere nei ricordi di tutti quelli che hanno avuto la gioia di conoscerla.