• 21 aprile 2017

    'Per Rsa serve un sistema con un'unica regia nazionale'

    Il presidente di OSA, Giuseppe Milanese: "Regole chiare per garantire uguaglianza tra i cittadini"

    Il presidente di OSA e di FederazioneSanit, Giuseppe Milanese

    Non è un problema di assenza in termini numerici, ciò che manca è il sistema di assistenza. Bisogna costruire un sistema con un’unica regia nazionale, con regole chiare che garantiscano uguaglianza tra i cittadini in termini geografici. Non è possibile accettare il ruolo di ultimi della classe”. A parlare è Giuseppe Milanese, presidente della Cooperativa OSA e di FederazioneSanità Confcooperative, in merito al rapporto nazionale sulle residenze sanitarie assistite che illustra come, anche se gli investimenti per le Rsa sono in aumento del 15-20%, i posti in Italia sono insufficienti. Il nostro Paese, infatti, è fanalino di coda in Europa.

    “Oltretutto in Italia c’è un gradiente enorme tra Nord e Sud: le regioni del Mezzogiorno hanno un decimo dei posti esistenti al Nord. Il gap va sanato- sottolinea il presidente di OSA intervistato dall’agenzia Dire - Occorrono regole per l’accreditamento di tutti i soggetti erogatori per assicurare ai soggetti gestori i requisiti di qualità garantiti ai cittadini, altrimenti sarebbero impensabili investimenti seri in questo settore dove, fino ad oggi, abbiamo visto crescere una giungla di erogatori, senza regole e senza la presenza regolatrice dello Stato che è necessaria in un mercato particolare, altrimenti tutto ciò potrebbe esporre i più deboli, in questo caso gli anziani, alle speculazioni più varie”.

    “Quindi - prosegue Milanese alla Dire - chiediamo urgentemente una regia nazionale che censisca i bisogni, determini le regole e controlli chi opera. Lasciamo agli erogatori e alle capacità di investimento un’azione controllata dallo Stato. E in questo sistema in cui lo Stato controlla e gli erogatori erogano, ci piacerebbe che i cittadini potessero scegliere la soddisfazione migliore secondo i loro bisogni”.

    “La collaborazione tra pubblico e privato è essenziale, determinando i ruoli. Come privati del Terzo settore siamo per natura complementari al sistema pubblico, bisogna però capire le dinamiche, altrimenti non potremmo svolgere le nostre funzioni di sussidiarietà. Il sistema pubblico - afferma il presidente Milanese - non arriva a coprire tutti i bisogni dei cittadini, occorrerà quindi definirli affinché il privato possa organizzarsi a coprire dove il pubblico non arriva”.

    “Non è la logica del mercato che risolve il problema ma si tratta di un mercato che lo Stato deve controllare e regolare, investendo risorse e spostandole dall’ospedale al territorio, come ormai si dice da troppo tempo. Non attraverso i trasferimenti monetari, che hanno distrutto la costruzione di un sistema. Tutto questo - conclude - genererebbe una quantità enorme di posti di lavoro. Paradossalmente potremmo dare assistenza ai nonni facendo lavorare i nostri nipoti”.


     

    Fonte: dire.it