• 4 settembre 2018

    'Superpower Glass', un aiuto per i bambini autistici

    Secondo i ricercatori dell'Università di Stanford i risultati sono promettenti ma devono essere presi con cautela

    Un modello di Google Glass

    Felicità, tristezza, rabbia, disgusto, sorpresa, paura, disprezzo e neutra sono le 8 emozioni che il dispositivo “Superpower Glass”, gli “Occhiali con i superpoteri”, è in grado di decodificare attraverso le espressioni facciali delle persone. Lo studio pilota ha coinvolto 14 famiglie con bambini di età compresa tra 3 e 17 anni con disturbo dello spettro autistico.
     

    Questa innovativa tecnologia viene messa per la prima volta a disposizione dei bambini affetti dal Disturbo dello Spettro Autistico: una sindrome che ha tra le sue principali sintomatologie proprio quella di precludere la “naturale” capacità cognitiva di interpretare e distinguere gli stati d’animo dei propri interlocutori.


    Il progetto, pubblicato sulla rivista online npj Digital Medicine, può aiutare a sviluppare maggiori capacità relazionali e a riconoscere le emozioni perché utilizza uno smartphone con una app sviluppata da un team di ricercatori dell'Università di Stanford (Stati Uniti) e un paio di Google Glass. Gli occhiali sono equipaggiati con una telecamera che registra il campo visivo di chi li indossa, un piccolo schermo e un microfono. Quando il bambino interagisce con gli altri, la app identifica e dà un nome alle emozioni attraverso il microfono o lo schermo.
     

    Il team di ricerca sottolinea come i risultati ottenuti vadano presi con “cautela” perché nello studio non era previsto un controllo ma che “sono comunque promettenti”.


     

    La storia. Alex ha 9 anni ed è uno dei 14 bambini coinvolti, insieme alle loro famiglie, nello studio “Superpower Glass” dell'Università di Stanford. Prima di partecipare al progetto, Alex non riusciva a guardare le persone negli occhi, dopo la partecipazione c'è stato qualche cambiamento. “Usare i Google Glass ha cambiato il modo in cui mio figlio si sente nel guardare gli altri - ha detto Donji Cullenbine, la madre di Alex - Qualche settimana dopo aver partecipato allo studio, Alex ha capito che le facce delle persone nascondono indizi sui loro sentimenti. Mi ha detto 'mamma, posso leggere la mente'. Il mio cuore ha sobbalzato, spero che anche gli altri genitori abbiano avuto la stessa esperienza”.
    Le famiglie hanno detto ai ricercatori che il sistema era coinvolgente, utile e divertente. Dodici su 14 (compresa quella di Alex) hanno notato che i loro figli erano più propensi ad avere contatti visivi con gli altri dopo il trattamento.