• 12 luglio 2016

    ADI OSA Latina, modello innovativo su monitoraggio lesioni da decubito

    Nuove procedure, nuovi strumenti: i principali step e i vantaggi per gli assistiti e gli operatori della Cooperativa

    Alcuni operatori OSA dell'ADI Latina

    Monitorare il lavoro svolto è una buona pratica che consente ad OSA di aumentare la qualità del servizio. In quest’ottica presso la Centrale Operativa OSA di Latina nel corso del 2015 è stato ideato e si sta sperimentando un protocollo di monitoraggio condiviso delle Lesioni da Decubito (LDD) e del protocollo di medicazione adottato, che ha consentito di migliorarne la cura.
     

    “Si tratta di una sperimentazione che ha coinvolto i coordinatori Patrizia Punto e Micaela Ales e i 61 operatori della struttura pontina - ci spiega Daniele Palumbo, direttore sanitario ADI e consigliere del CdA OSA - con il supporto della Direzione sanitaria della Cooperativa e di tutta la Divisione ADI. L’obiettivo è quello di uniformare le procedure operative presso tutti i servizi delle cure domiciliari, case di cura, ospedali, ambulatori, centri diurni gestiti in Italia dalla Cooperativa al fine di favorire un veloce e univoco utilizzo dei dati raccolti. Attualmente stiamo inserendo il protocollo nelle procedure condivise dal Comitato dei Sanitari; è, intanto, attivo presso la commessa di Latina e in fase di attivazione presso la commessa HIV. Questa modalità - conclude il dott. Palumbo - promuove il lavoro in équipe, confrontando le esperienze e le competenze al fine di ottimizzare tempi e modi di azione”.


    Cosa sono le piaghe da decubito. Sono lesioni che interessano un grande numero di assistiti e rappresentano quindi un valido e interessante “studio di caso” da osservare e “mandare a sistema”.
     

    Il modello innovativo sulle procedure di monitoraggio. A partire dal mese di gennaio 2015 la commessa OSA, Assistenza Domiciliare Integrata (ADI) a Latina ha avviato una raccolta sistematica di immagini e relazioni da parte degli operatori ad inizio e fine del Piano Assistenziale Individuale (PAI) con lo scopo di evidenziare tutta l’evoluzione della lesione e di permettere un controllo immediato dell’efficacia delle terapie impostate ed eseguite.
    La nuova procedura introdotta prevede l’utilizzo di strumenti quali le foto (condivise in tempo reale) e relazioni dei protocolli terapeutici che consentono di sensibilizzare e mettere in rete tutti gli attori del processo di cura: infermiere, familiari, caregiver, medici di medicina generale, operatori sanitari del Centro di Assistenza Domiciliare OSA (CAD).
     

    I principali step della procedura. La Centrale operativa OSA di Latina visiona quotidianamente con il sistema informatico WebADI le richieste del CAD di Latina. Una volta assegnato l’infermiere di riferimento, l’operatore si reca presso il domicilio del paziente, con la frequenza richiesta nel PAI, portando con sé la cartella clinica domiciliare e i relativi consensi (trattamento dei dati personali, esecuzione/utilizzo immagini, accettazione intervento) che consegna in visione al paziente e/o ai familiari.
    Dopo aver adeguatamente fornito le informazioni del caso e aver espletato l’iter dei consensi, l’operatore OSA procede con la presa visione della lesione in questione e la valutazione della stessa che si chiede di poter essere documentata con una fotografia (prima di iniziare la medicazione e dopo adeguata pulizia) Alla scadenza del PAI l’infermiere deve nuovamente fotografare la lesione e compilare la scheda di valutazione apposita nella quale è tenuto a descrivere la LDD presente, il trattamento eseguito e i risultati ottenuti.
    L’infermiere OSA invia mediante posta elettronica il materiale prodotto (scheda e foto) al coordinatore infermieristico della Cooperativa che valuta ogni caso clinico con il medico di Centrale per poi condividere l’iter di medicazione.
     

    I vantaggi per gli assistiti e gli operatori OSA. Questa nuova procedura sensibilizza gli infermieri OSA all’utilizzo della cartella clinica e dei consensi, coinvolge gli operatori del CAD e i medici di medicina generale in buone pratiche di confronto, responsabilizza familiari e caregivers che sono istruiti mediante pratiche di educazione sanitaria riguardo la corretta gestione delle LDD, per quanto riguarda la mobilizzazione del paziente, la somministrazione delle terapie prescritte, le cure igieniche e la nutrizione adeguata ad esempio.
    L’utilizzo della posta elettronica riduce i tempi di trasmissione dei dati e il margine di errore, facilitando il contatto con il CAD. La comunicazione e il confronto tra i diversi operatori permettono di uniformare i comportamenti del personale sanitario, senza mai sottovalutare il fondamentale ruolo di centralità del paziente e dei suoi bisogni.
     

    (Fonte: Bilancio sociale OSA 2015)