• 26 novembre 2015

    Alla Statale di Milano da dicembre lezioni di umanizzazione delle cure

    Studi e ricerche hanno dimostrato che un rapporto empatico tra medico e paziente rende più efficaci le cure

    La prima lezione sulla medicina della persona è in programma martedì 2 dicembre all'Università Statale di Milano, Facoltà di Medicina. L’obiettivo è quello di sensibilizzare gli aspiranti medici e infermieri del futuro a instaurare un rapporto di comprensione con il malato. La capacità di ascolto e di relazione profonda con il paziente nella sua dimensione esistenziale, emotiva e sociale sono doti imprescindibili da possedere, oltre alle competenze diagnostiche e di trattamento.

    Una filosofia che appartiene, da sempre, anche alla Cooperativa OSA la cui mission è quella di affiancare i propri assistiti e i loro famigliari in un percorso di cura che coinvolge non solo la sfera puramente medica e assistenziale ma anche quella psicologica, umana ed emozionale.

    Soltanto qualche mese fa, precisamente a luglio, all’Università Statale di Milano è stato istituito il dipartimento di Oncologia, nato dall’aggregazione delle più prestigiose strutture cliniche e di ricerca oncologica del capoluogo: l’Istituto Europeo di Oncologia (IEO), l’Ospedale Maggiore Policlinico, le aziende ospedaliere San Paolo e Niguarda di Milano.

    Umberto Veronesi dichiarò che la prima cosa da fare in direzione dell’umanizzazione della medicina fosse quella di «sostituire la parola paziente con la parola persona».

    In quell’occasione fu anche presentato l’inserimento di una nuova materia d’insegnamento: la medicina della persona, nozione la cui scoperta viene attribuita all’oncologo David A. Karnofsky (1914-1969). L’idea secondo la quale il medico dovesse pensare di avere davanti una persona e non soltanto un paziente risale almeno a Juan Ciudad, meglio noto come Giovanni di Dio 81495-1550), fondatore dell’Ordine ospedaliero del Fatebenefratelli, Santo dal 1690. Allo stesso modo risale a parecchi anni fa l’idea che si debba curare il malato e non la malattia.

    Secondo sondaggi recenti, sono ancora pochi i camici bianchi che ascoltano davvero i bisogni dei malati: solo il 22% instaura un rapporto empatico con gli assistiti.

    Anche a Palermo "l'empatia" è in cattedra al Policlinico universitario Paolo Giaccone già da due anni: dal 2013 il corso di laurea in Medicina prevede al primo anno lezioni di "Comunicazione e relazione medico-paziente", tenute da docenti psichiatri, che cercano di spiegare le basi per comprendere questo importante rapporto.