• 26 Settembre 2013

    Alzheimer, l'eccesso di rame nella dieta come possibile causa

    L'accumulo di rame nel sangue potrebbe rientrare tra i fattori che scatenano questa forma di demenza

    Troppo rame nel sangue potrebbe favorire l’insorgenza della malattia di Alzheimer. È questa la conclusione a cui è giunto un gruppo di ricerca dell’Università americana di Rochester. Secondo il team, la concentrazione troppo elevata dell'elemento chimico nel nostro corpo sarebbe in grado di innescare, nel lungo periodo, l’accumulo nel cervello di una classe di proteine dannose. Queste sono le componenti delle placche di beta amiloide, una sostanza che riconosciuta come causa diretta dei danni al tessuto cerebrale tipici dei malati di Alzheimer.

     

    Il rame è comunque un metallo indispensabile per la buona salute dell’organismo ed è presente in moltissimi cibi e, in alcune zone, anche nell’acqua. Il suo ruolo fisiologico concorre allo sviluppo dello scheletro, del tessuto connettivo e anche al corretto funzionamento dello stesso sistema nervoso. I ricercatori ha condotto una sperimentazione esponendo, per tre mesi, delle cavie a una quantità di rame pari a un decimo a quella che viene considerata pericolosa dalle norme antinquinamento. Dosi, quindi, paragonabili a quelle che una persona potrebbe normalmente assumere con la dieta. È stato comunque verificato che negli animali veniva meno un processo di eliminazione delle placche di beta amiloide che normalmente si occupa di smaltire la sostanza attraverso il sangue.
    La causa effettiva di questo eccesso di rame è comunque ancora dibattuta. Gli stessi autori della ricerca hanno puntato l’indice sia contro alcuni alimenti che ne sono ricchi, come la carne rossa, sia contro le vecchie tubature che sono costruite proprio con questo metallo. Stando allo studio, infatti, le condutture, deteriorate dal passare del tempo, potrebbe rilasciare piccole ma costanti quantità di questo minerale nell’acqua potabile.

    La ricerca americana, anche se con dati ancora da verificare, ricorda che la prevenzione nell’Alzheimer potrebbe essere possibile o, quantomeno, è ipotizzabile una strategia terapeutica di contenimento del danno. Qualche giorno fa, in occasione della ventesima edizione della Giornata Mondiale dell’Alzheimer, abbiamo parlato con Francesco Giuffrida, Direttore sanitario della Cooperativa che ci ha spiegato quanto le persone colpite abbiano bisogno di una assistenza particolare.

    In quella occasione abbiamo anche parlato di come l’incidenza della malattia sia in costante crescita. Attualmente, solo in Europa, sono 4,5 milioni le persone colpite. Si tratta di un aumento naturale, che va di pari passo con l’innalzamento dell’età media della popolazione. Proprio in conseguenza della maggiore longevità, l’esposizione al rame per un lungo periodo potrebbe effettivamente concorrere all’insorgenza della demenza di Alzheimer.