• 15 gennaio 2016

    Anziani, secondo l'OCSE nel 2050 saranno 2,4 miliardi nel mondo

    In Italia sono già il 20% della popolazione. I sistemi sanitari devono adeguarsi per gestire questo fenomeno mondiale

    Un momento di svago all'interno della RSSA di Villa Bianca a Mesagne gestita dalla Cooperativa OSA

    OECD Insights: Ageing debate the Issues è il rapporto OCSE 2015 dedicato agli anziani per fotografare l’invecchiamento della popolazione globale. Secondo gli esperti dell’Organizzazione internazionale le cause di questo fenomeno possono essere ricondotte a due ragioni principali: la nascita di meno bambini e aspettative di vita più lunghe.


    Negli anni ‘70 la media dei figli nei Paesi OCSE era di 2,7 per donna; oggi siamo a 1,7, cioè ben lontano dal ‘tasso di sostituzione’ necessario per mantenere stabile il numero della popolazione, che è di 2,1 figli per donna. Il fenomeno della longevità, invece, è legato a diversi fattori: migliore alimentazione, maggiore disponibilità di acqua potabile, progressi della medicina e vaccinazioni di massa. Già nel 2010 in Spagna, ad esempio, si contava un pensionato ogni due lavoratori attivi. Secondo le previsioni OCSE questo rapporto diventerà 1:1 entro il 2050. Di conseguenza, ci saranno problemi nel coprire la spesa pensionistica e potrebbero nascere tensioni tra generazioni.


    Attualmente, si contano in tutto il mondo 868 milioni di persone ultrasessantenni, pari al 12% della popolazione, con proiezioni che si spingono verso i 2,4 miliardi per il 2050, quando 21 persone su 100 avranno più di 60 anni.


    Per questa ragione, l’agenda dei Sustainable Development Goal (SDG) per gli anni oltre il 2015 ha per la prima volta riconosciuto gli anziani come parte integrante del processo di sviluppo: occuparsi dei diritti e delle necessità degli anziani è infatti imprescindibile se si vuole perseguire l’obiettivo del ‘non lasciare nessuno indietro’.


    Una questione su cui porre la massima attenzione è quella dei Sistemi sanitari. Secondo il rapporto OCSE sull’Ageing, il modello di assistenza sanitaria prevalente al giorno d’oggi non ha tenuto conto delle variazioni epidemiologiche e delle reali necessità assistenziarie della popolazione. Il principale obiettivo a tutt’oggi rimane quello di costruire nuovi ospedali, acquistare attrezzature innovative e costose, migliorare sempre più i servizi per gli acuti. Invece, l’invecchiamento della popolazione richiede un deciso cambio di direzione, che sposti il baricentro dalla cura di pochi episodi acuti alla moltitudine delle necessità dei ‘cronici’. Uno scenario che riporta in primo piano il ruolo della medicina di famiglia e della continuity of care attraverso diversi attori sul territorio.


    OSA è da sempre vicina al mondo degli anziani anche grazie all’assistenza domiciliare integrata e attraverso MaiSoli, un servizio che la Cooperativa offre ai propri assistiti già dal 2003.


    Per approfondimenti è possibile leggere l’articolo “MaiSoli, la nostra forza è saper cogliere i bisogni degli assistiti” pubblicato sul numero di settembre 2015 di OSA News.