• 1 ottobre 2018

    Approvazione Def, il commento del presidente Milanese alla Dire

    "Avremmo auspicato che fosse indicato il potenziamento e la promozione di strutture di assistenza sul territorio"

    Intervista al presidente di ConfcooperativeSanit e di OSA Giuseppe Milanese sul Def approvato dal Governo

    A seguito dell’approvazione da parte del Consiglio dei ministri del Def, il Documento di economia e finanza, l’Agenzia di stampa Dire ha intervistato il presidente di ConfcooperativeSanità e di OSA Giuseppe Milanese sui progetti che riguardano la sanità: dal nuovo Patto per la salute all’anagrafe nazionale vaccini, dal superamento delle disomogeneità regionali al taglio delle liste d’attesa. Si tratta di argomenti presenti nel Programma nazionale riforme (PNR), allegato al Documento. Impegni che il Governo si appresta a realizzare nei prossimi anni nell’ambito della salute.
     

    È stato raggiunto l’accordo sul Def. Tra le priorità in campo sanitario: la garanzia dei Lea, la riduzione delle disomogeneità nelle diverse Regioni e la gestione delle liste d’attesa. Quali secondo Lei gli aspetti più significativi che emergono da una prima lettura del documento?

    Ci sono diversi aspetti ai quali vediamo con favore, ma che valuteremo positivamente laddove raggiungeranno obiettivi realmente utili alla salute dei cittadini. Mi spiego meglio. Molto bene l’intenzione del Governo di varare un regolamento per individuare standard qualitativi, strutturali, tecnologici e quantitativi relativi all’assistenza territoriale. Sono anni che chiediamo requisiti alti per l’assistenza primaria.

    È  fondamentale, però, che questi standard siano uno strumento funzionale a garantire l’esigibilità e l’omogeneità dei Lea su tutto il territorio nazionale, nonché l’efficace contrasto della cronicità e delle fragilità. Contrasto che passa, a nostro avviso, per una riorganizzazione delle cure territoriali, come indicato nello stesso contratto di Governo dove si parlava esplicitamente di superamento del modello ospedalocentrico. Sulle liste di attesa, invece, visti anche i contenuti del già citato Contratto di Governo, ci saremmo aspettati più coraggio.

    Avremmo auspicato che, tra gli obiettivi prioritari dell’azione di Governo, ci fosse indicato esplicitamente il potenziamento e la promozione di strutture di assistenza sul territorio, a bassa intensità di cura, in grado di offrire una risposta alternativa al Pronto Soccorso e di abbattere i tempi di attesa. Su questo piano il sistema cooperativo è pronto in ogni momento a fare la sua parte.

    Bene infine anche l’informatizzazione del SSN e, in particolare, l’implementazione del Fascicolo Sanitario Elettronico con l’integrazione dei sistemi informativi, essenziale per garantire la continuità assistenziale del cittadino nei diversi setting. Ma l’obiettivo sarà completamente raggiunto solo se, attraverso l’informatizzazione, si riusciranno a promuovere metodologie sistematiche di controllo dei risultati dei servizi erogati ai cittadini”.
     

    Tra le sfide il Governo annovera anche quella di un rilancio della forza lavoro in sanità e dei white jobs. Cosa ne pensa?

    Positivo lo sviluppo di un sistema di programmazione della forza lavoro integrato tra la competente sanitaria e quella sociale. Finalmente si inizia a valutare il welfare come sistema professionalmente integrato, nonché come volano di occupazione qualificata.

    Riteniamo però fondamentale non dimenticare la mole di operatori già messa in campo dai soggetti accreditati con il SSN, che operano anche nell’assistenza extra ospedaliera. Un bacino di forza lavoro che potrebbe crescere sensibilmente, laddove fosse potenziata l’offerta socio-sanitaria, elemento che ci aspettiamo esca rafforzato dalla revisione dei Lea.


    Quali gli obiettivi secondo Lei nel prossimo futuro, in campo sanitario, da centrare assolutamente?

    Il Piano Nazionale delle Riforme, collegato al Def, richiama esplicitamente la problematica della sostenibilità del SSN e la necessità di migliorarne il governo della spesa. A riguardo riteniamo che, in primo luogo, sia fondamentale un ripensamento nella strategia di allocazione delle risorse.

    Basta con politiche assistenziali basate sui trasferimenti monetari, capitalizziamo invece queste risorse con investimenti in servizi ad alto impatto in termini di salute per i cittadini, in particolare per quelli più fragili. A tal fine la creazione di una regia unica nazionale sull’assistenza primaria è ineludibile, anche per definire ruoli e regole omogenee in tutto il Paese. In questo senso auspichiamo in un’azione congiunta tra tutte le istituzioni coinvolte.

     

    (Fonte: Dire.it)