• 25 luglio 2017

    Assistenza sanitaria sul territorio, l'analisi di Cittadinanzattiva

    Lo studio presentato a Roma: offerte di servizi disomogenee, assistenza domiciliare non per tutti

    Cittadinanzattiva ha presentato un'analisi sull'assistenza sanitaria sul territorio

    Sigle e modelli diversi per definire le unità che si occupano di cure territoriali, offerte di servizi disomogenee, assistenza domiciliare non per tutti e a rischio sotto il profilo della qualità e quantità. È quanto emerge dai risultati dallo studio realizzato da Cittadinanzattiva – Tribunale per i diritti del malato intitolato “Monitoraggio dei servizi sul territorio, fuori dall'ospedale dentro le mura domestiche”, che è stato presentato a Roma nei giorni scorsi e rappresenta il primo esempio di analisi del settore.

     

    I DATI. La rilevazione è stata condotta tramite questionari rivolti agli assessorati regionali (14 Regioni), Direzioni di aziende sanitarie (36 ASL), responsabili di distretto (82 Distretti), Responsabili di Unità complesse di cure primarie (14), interessando circa 1800 pazienti tra quelli in cure domiciliari e pazienti cronici che non necessitano di assistenza domiciliare ed è stata realizzata grazie a oltre 100 attivisti volontari del Tribunale per i diritti del malato di Cittadinanzattiva.

     

    Alcuni dati: i Centri diurni per la salute mentale sono in media 29,8 per Regione (sul campione intervistato) ma si va dai 3 del Molise ai 69 della Toscana passando per i 21 di Puglia e Piemonte e i 28 dell’Emilia Romagna. Idem per i Centri per l’Alzheimer che vanno dall’1 del Molise ai 109 del Veneto con 4 in Campania, 8 in Puglia e 11 in Umbria. E il 40% delle Regioni intervistate è sprovvisto di Centri diurni per persone con autismo. I cittadini apprezzano la disponibilità e professionalità degli operatori delle cure domiciliari, ma lamentano in due casi su cinque una eccessiva rotazione nel personale inviato a casa. Sempre lunghi i tempi per l’attivazione dei servizi a domicilio: uno su cinque attende oltre dieci giorni; più di un mese di attesa per un quarto dei cittadini che necessitano di letti antidecubito, o di traverse e pannoloni; un cittadino su tre attende oltre un mese anche per la carrozzina, e uno su dieci per ottenere farmaci indispensabili.

     

    I SERVIZI SUL TERRITORIO. Fanno da capofila per numerosità di Hospice Lazio, Emilia Romagna, Veneto e Toscana; gli Ospedali di Comunità sono una caratteristica della Toscana (41 strutture); il Lazio ha investito sulle Unità Riabilitative Territoriali (140 URT). Le Residenze Sanitarie Assistenziali (RSA) sono più numerose in Veneto (789), Piemonte (605) e Toscana (319).

     

    L'ASSISTENZA DOMICILIARE. L’assistenza domiciliare viene erogata dai distretti monitorati secondo un sistema misto (51%), cioè avvalendosi di cooperative di servizi socio-sanitari e/o società di servizi (76%), associazioni di volontariato (40%), enti religiosi (10%), altro (29%). Solo il 41% dei distretti (o delle ASL) che ha esternalizzato i servizi, ha interesse a sapere se ci sono aspetti su cui i cittadini non sono soddisfatti: 2 su 5 si impegnano a fare un’analisi quali-quantitativa dei reclami ricevuti dai cittadini sulla qualità dei servizi, ausili e presidi erogati nell'ambito delle cure domiciliari. Il piano personalizzato di assistenza è costruito col paziente in poco più di un caso su due (54%) e circa in due casi su tre con il familiare (66,7%). Anche i contenuti del Piano Assistenziale individuale definito non sono comunicate, e dunque conosciuti da oltre un familiare su 5 e da più di un paziente su tre. Secondo lo studio, 2 pazienti su cinque non hanno avuto informazioni su come prevenire o gestire le lesioni da decubito a fronte di 1 su 5 che dichiara l’insorgenza delle lesioni dopo l’avvio delle cure domiciliari. Nell’80% dei casi non si è formati a gestire il dolore, e in stessa misura non viene nemmeno misurato e controllato dall’équipe di cura.

     


    Se si ha bisogno di parlare con un professionista sanitario in orario diverso da quello della presenza a casa, la reperibilità si concentra nella fascia oraria 7-14, e comincia a ridursi drasticamente dalle 14 in poi. E infatti più di un cittadino su due integra a proprie spese la badante per assicurare l’assistenza di cui ha bisogno. Più di un cittadino su 10 intervistato sostiene oltre mille euro al mese tra farmaci, integratori alimentari, badante, fisioterapista, materiale sanitario. L’esperienza dei cittadini nei confronti dei professionisti che si recano a casa è complessivamente positiva: gli operatori sono descritti molto disponibili e gentili nel 51,5% e sono considerati chiari nelle loro comunicazioni nel 46,3%. Più di un paziente su cinque ritiene che l’assistenza domiciliare potrebbe essere migliorata con: il coinvolgimento nella definizione del piano di assistenza (23,5%); la facilità di accesso al servizio (23,3%); la possibilità di scegliere da chi farsi curare/seguire (22,5%).

     

    Fonte: Cittadinanzattiva

     

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