• 12 settembre 2018

    Chat Yourself, la tecnologia al servizio dei malati di Alzheimer

    Un progetto sostenuto da Italia Longeva e Facebook e realizzato da Nextopera e Young & Rubicam

    Chat Yourself, la tecnologia al servizio dei malati di Alzheimer

    Per l’Italia, il paese più vecchio al mondo insieme al Giappone, l'Alzheimer rappresenta un problema medico-sociale ogni giorno più grande. Infatti, sono oltre 600mila i malati e diventeranno più di 2 milioni nel 2030.
     

    Dalla tecnologia arriva un aiuto concreto per assistere i pazienti nelle prime fasi della malattia  e sostenerli nelle attività quotidiane. Si chiama ‘Chat Yourself’ il primo chatbot per i malati prodromici di Alzheimer realizzato da Nextopera e Young & Rubicam con il patrocinio di Italia Longeva e la collaborazione di Facebook. Una memoria virtuale in grado di memorizzare tutte le informazioni relative alla vita di una persona, restituendole su richiesta vocale da parte dell’utente.

    L'iniziativa è stata presentata al Ministero della Salute in occasione della conferenza stampa "Alzheimer, non perdiamolo di vista" organizzata l’11 settembre 2018 da Italia Longeva, la Rete nazionale di ricerca sull'invecchiamento e la longevità.
     

    Il progetto ha come scopo quello di chattare con se stessi per ricordare cose fondamentali della propria vita, che a causa della malattia iniziano a svanire dalla mente. Chat Yourself è un chatbot di Messenger, una sorta di assistente virtuale che sfrutta l’intelligenza artificiale, capace di memorizzare l’intera vita di una persona restituendole su richiesta informazioni indispensabili come il nome e il contatto dei propri figli, il percorso per tornare a casa, le scadenze della settimana o eventuali allergie. Informazioni preziose se si è alle prese con la demenza, che ogni anno fa registrare nel mondo 9,9 milioni di nuovi malati.
     

    Il progetto ‘Chat Yourself’ non è un presidio medico-chirurgo e non sconfigge l’Alzheimer ma ha come unico scopo quello di offrire ai malati un nuovo modo di vivere la malattia, grazie all’aiuto di uno strumento utile ad affrontare le prime fasi dopo la diagnosi.