• 9 novembre 2016

    Cooperative sociali: cresciuto in Italia il numero dei lavoratori

    Rapporto della Commissione Europea coordinato da Euricse: tra il 2008 e il 2014 l'incremento è del 20,1%

    Cooperative sociali: è cresciuto in Italia il numero dei lavoratori tra il 2008 e il 2014

    In Italia, tra il 2008 e il 2014, il numero complessivo dei lavoratori delle cooperative sociali è passato da 340mila a 407mila unità, registrando così un incremento pari al 20,1%. Al contrario, nel nostro Paese, nello stesso periodo, le imprese tradizionali hanno perso quasi 500mila posti di lavoro. Sono quasti alcuni dei dati contenuti nel rapporto “Social enterprises and their eco-systems: A European mapping report” della Commissione europea, pubblicato e coordinato da Euricse, l'Istituto Europeo di Ricerca sull'Impresa Cooperativa e Sociale.

     

    Il report ha dato seguito al primo Mapping study svolto nel 2014 con l'obiettivo di migliorare la qualità dei risultati contenuti in sette dei 29 rapporti nazionali elaborati nel 2014. Lo studio evidenzia come il fenomeno dell’impresa sociale in Italia sia tra i più evoluti a livello europeo. “Il suo ecosistema è infatti ricco, ben sviluppato e diversificato e può contare sul supporto da parte delle istituzioni pubbliche locali e nazionali così come di efficaci sistemi di sostegno reciproco (come, ad esempio, i consorzi)”, spiegano dall'Euricse. Nel nostro Paese – indipendentemente dalla forma giuridica – ci sono circa 100mila imprese sociali che coinvolgono più di 850mila lavoratori e 1,7 milioni di volontari. Stando al dossier, inoltre, le cooperative sociali si confermano le principali protagoniste del mondo delle imprese sociali in Italia: tra le forme organizzative che più soddisfano i requisiti della definizione europea dell’impresa sociale contenuta nel documento “Social Business Initiative”, ci sono anche le imprese sociali ex lege e le associazioni e fondazioni. “Queste organizzazioni - si legge ancora sul sito dell'Euricse - forniscono ai cittadini servizi sociali e socio-sanitari, ma operano anche negli ambiti della formazione e dell’inserimento lavorativo, nella cultura, nello sport, nell’ambiente e nella ricerca e sono in costante espansione in altri settori di interesse generale”.

     

    LE SFIDE FUTURE. Quali sono le sfide che attendono le imprese sociali in futuro? Secondo l'indagine della Commissione Europea coordinata e pubblicata da Euricse “le imprese sociali sono un importante settore in crescita nell’economia italiana. Mentre l’integrazione nel sistema di welfare è stato fondamentale per stimolare la replicazione delle imprese sociali, la forte dipendenza dalle politiche pubbliche insieme al sempre più frequente utilizzo di gare d’appalto al massimo ribasso, condizionano il futuro sviluppo di queste imprese. I tagli alla spesa attuate dal Governo italiano in risposta alla crisi economica hanno ridotto la disponibilità di risorse pubbliche in settori che sono fondamentali per le imprese sociali, come ad esempio il welfare. Questo da un lato riduce le possibilità di sviluppo e consolidamento di queste imprese, ma dall’altro crea stimoli per diversificare l’offerta e cercare mercati nuovi come per esempio intercettare una nuova domanda da parte degli utenti privati che hanno trovato soluzioni nel mercato informale. Una sfida chiave per le imprese sociali che forniscono servizi di interesse generale è quello di sperimentare l’innovazione nei settori della sanità e dell’educazione e di aumentare l’offerta di servizi di welfare aziendale indirizzati alle imprese ovvero ai dipendenti, famiglie e clienti. Per quanto riguarda le imprese sociali di inserimento lavorativo la sfida principale è passare da settori caratterizzati da un basso valore aggiunto verso quelli che richiedono una maggiore professionalizzazione, che avvantaggerebbe non solo le imprese ma soprattutto i lavoratori svantaggiati. Un’altra strategia, che dovrebbe essere ulteriormente sfruttata, è la creazione di partenariati con le imprese tradizionali. Come dimostrato da buone pratiche già in essere, questa strategia può favorire il mantenimento dei tassi di occupazione dei lavoratori svantaggiati integrati”. 

    Fonti: Euricse.eu; Agensir.it

     

    Leggi il rapporto relativo all'Italia (in lingua inglese)