• 26-03-2019

    Da Tor Vergata la sperimentazione di un chip ‘seconda pelle’

    La nuova tecnologia misurerà istantaneamente il decorso di ferite chirurgiche e malattie infettive

    Sono stati presentati martedì 26 marzo, presso il Policlinico dell’Università Tor Vergata, i risultati di un nuovo progetto sperimentale, finanziato dalla Regione Lazio, che prevede lo sviluppo di una nuova tecnologia (informalmente chiamata “seconda pelle”) per il monitoraggio continuo e istantaneo di ferite chirurgiche a lunga degenza e di malattie infettive. Si tratta di un chip o sensore di nuova generazione che, posizionato a contatto con la pelle, sarà in grado di registrarne nel tempo ogni variazione di stato fisico.

     

    La ricerca, coordinata da Gaetano Marrocco, docente di Campi elettromagnetici della seconda Università romana, è nata all’interno del Laboratorio di Elettromagnetismo pervasivo del Policlinico d’Ateneo, e sta proseguendo nel reparto di Infettivologia dello stesso e al Policlinico Gemelli.

     

    Sviluppato anche grazie allo spin-off “Radiosense” di Tor Vergata (che sviluppa e commercializza Sensori e Sistemi a Radiofrequenza, RFID), il nuovo chip è un po’ come quelli che si usano nell’antitaccheggio dei negozi: basterà applicarlo a contatto con la pelle del paziente, ad esempio sui polpastrelli, per ottenere immediatamente e poi costantemente il resoconto dello stato della ferita chirurgica lungodegente (che può rimanere aperta per mesi) o del decorso della patologia infettiva.

     

    “Il chip che abbiamo sperimentato”, spiega Cecilia Occhiuzzi, ricercatrice che partecipa al progetto, “può consentire al personale medico di avere un monitoraggio continuo. Per ora, basta andare vicino al paziente con un lettore wireless per scaricare in tempo reale tutta una serie di dati necessari sulla sua salute e sullo stato di ferite o infezioni. L’obiettivo successivo è quello di sviluppare un lettore ‘a varco’, per cui basterà che il paziente passi attraverso un punto di passaggio, che può essere tra una stanza di casa all’altra, per consentire una lettura e un controllo diretti. Questo studio si inserisce decisamente in quella che sarà la medicina del futuro”.

    (Fonte: ansa.it/salute)