• 8 Gennaio 2014

    Disabili fisici, dal Messico arriva una tuta bionica per aiutarli

    Lo strumento pensato per chi ha perso la mobilit degli arti inferiori in seguito a malattie o incidenti

    La scienza medica sta facendo enormi passi avanti nel campo della riparazione delle lesioni midollari e della cura delle malattie neurologiche degenerative. La soluzione definitiva a questi problemi, purtroppo, non è ancora disponibile e quindi c’è bisogno di invenzioni come quella messa a punto dal centro di valutazione e riabilitazione bionica e robotica “Cervello” di Città del Messico. Si tratta di un esoscheletro motorizzato indicato per chi ha perduto la capacità di deambulare autonomamente.

    Sostanzialmente, si tratta di un supporto esterno al corpo del disabile che, grazie a un sistema di sensori di posizione distribuiti lungo tutto il corpo, riesce a “intuire” la posizione della persona e la sua intenzione di muovere i passi, facendolo al suo posto. Questa protesi può essere utilizzata, non solo da chi ha perso del tutto la propria capacità di muovere gli arti inferiori, ma anche da chi ha bisogno di un supporto parziale per compensare i danni dovuti a malattie come la sclerosi multipla, la Sla o la distrofia muscolare.La prima paziente paraplegica a sperimentare il prototipo messo a punto dai ricercatori messicani è stata Laura Ramirez, una ragazza che tre anni fa ha subito la paralisi delle gambe in seguito a un incidente automobilistico. “Da quando ho cominciato la riabilitazione con questo apparecchio – ha dichiarato Laura durante un’intervista alla Cnn – mi sento molto meglio. Non solo dal punto di vista della salute fisica, visto che le mie gambe sono migliorate sia per quanto riguarda la circolazione del sangue, sia per quanto riguarda il tono muscolare, ma anche dal punto di vista dello stato d’animo. Grazie a questa macchina ho potuto ricominciare a sperare che per noi paraplegici esista un futuro diverso dall’immobilità e dalla totale dipendenza dalla sedia a rotelle”.

    “Il nostro progetto – ha dichiarato Antonio Urieta – coordinatore del piano di riabilitazione seguito da Laura – si adatta alle caratteristiche anatomiche del paziente in quanto dotato di articolazioni regolabili in lunghezza in corrispondenza dei fianchi e delle ginocchia. I supporti che si trovano sotto i piedi, inoltre, percepiscono il piano sul quale si trova la persona e fanno in modo che il sistema computerizzato garantisca l’avanzamento dei passi”.