• 11 Giugno 2013

    Disabili, in Italia solo il 16 per cento ha un lavoro

    Solo 300 mila le persone con disabilità con un'occupazione, peggio di Zambia e Malawi

    "Un problema culturale, sociale e istituzionale". A sottolinearlo, commentando il rapporto "World report on disability", è  Enzo Palmieri, responsabile del servizio riabilitativo Osa nel centro diurno di Via Majorana.

    Il problema della disoccupazione tra i disabili è tornato prepotentemente alla ribalta in questi giorni, grazie al confronto dei dati Istat con quelli del documento stilato dalla World Health Organization e dalla Banca Mondiale, in occasione della presentazione di Reatech Italia, la rassegna di Fiera Milano dedicata alla disabilità. Le cifre sono imbarazzanti. Una persona disabile, in sostanza, avrebbe maggiori possibilità di trovare lavoro in Zambia Malawi piuttosto che in Italia. Secondo gli ultimi dati Istat, pubblicati nel dicembre scorso nel rapporto "Inclusione sociale delle persone con limitazioni dell’autonomia personale", nel nostro Paese trova impiego solo il 16 per cento dei disabili complessivi tra i 15 e i 74 anni. Va ancora peggio per le donne, che rappresentano meno di un terzo degli occupati. Nei due Stati africani, i disabili con un impiego sono invece rispettivamente il 45,5 per cento il 42,3 per cento del totale. 

    "Bisogna creare prima di tutto le condizioni per l’impiego dei disabili, tramite leggi e iniziative specifiche che partano dall’abbattimento delle barriere architettoniche - ha spiegato a Osa News Enzo Palmieri -. La disabilità può portare a ottimi risultati sul lavoro, ma si tratta di obiettivi impossibili da raggiungere senza un supporto a 360 gradi, che sia mosso anche e soprattutto dalla consapevolezza e dalla solidarietà individuale". 

    Se la valenza scientifica dei dati sull’occupazione in Africa è tutta da verificare, come viene messo in evidenza nel report, restano gli affidabili dati Istat sulla situazione nel Bel Paese. In sostanza, il lavoro per i disabili, in Italia, è praticamente una lotteria. Solo 300 mila persone, infatti, riescono a svolgere un lavoro con continuità. "Servono delle comunità per facilitare l’inserimento, dei percorsi scolastici più seri degli attuali e, non ultimo, un budget adeguato - ha concluso Palmieri -. Ma è anche fondamentale l’interazionedelle famiglie, che vanno incoraggiate e supportate".