• 23 Maggio 2013

    Disabili e teatro, recitare Sepùlveda per imparare la vita

    L’ansia del palco, il lavoro di gruppo, il coraggio di mettersi in gioco. Sul palco i ragazzi del laboratorio del Csi di Frosinone si allenano ad affrontare, e vincere, la sfida con il mondo

    Quando poi arriverà, perché arriverà, l’applauso del pubblico (questa volta non pagante), i ragazzi disabili del centro Csi di Frosinone che avranno portato in scena la“Storia di un gatto e del topo che diventò suo amico”, tratta da un romanzo di Luis Sepùlveda, avranno vinto la loro sfida. Comunque andrà la rappresentazione, infatti, l’importante sarà la lezione che attraverso il teatro avranno acquisito.

    L’attività teatrale come strumento per stimolare la formazione, allenarsi ad affrontare le proprie paure, imparare a conoscere sé stessi. Tutto ancor più vero per chi, come i 15 ragazzi che partecipano al laboratorio che si tiene presso la struttura gestita dalla Cooperativa Osa, ogni giorno è chiamato a confrontarsi con i problemi legati alla propria “diversità”.

    Ne è convinta Caterina Fabrizi, responsabile del Csi: “Il teatro è particolarmente utile per chi ha difficoltà verbali, ma andare in scena aiuta anche i ragazzi a muoversi più autonomamente, a rispettare i turni degli altri ‘attori’ e a sviluppare un senso di solidarietà reciproca”.

    Quest’anno la preparazione dello spettacolo (che si terrà a fine ottobre) è stata affidata al consulente teatraleFabrizio Di Stante, che guiderà i ragazzi nella messa in scena di “Storia di un gatto e del topo che diventò suo amico”. Una tenera storia di amicizia e di aiuto reciproco tra ‘nemici’ storici, che diventano compagni di avventure nonostante le diversità.

    “Abbiamo lavorato molto sul tema dell’amicizia, anche attraverso le storie personali dei partecipanti – ha spiegato Di Stante – con l’obiettivo di renderli pienamente consapevoli del loro ruolo nello spettacolo, evitando chi ragazzi diventino un semplice megafono passivo della storia”.