• 05-02-2019

    Emergenza Parkinson, i malati potrebbero raddoppiare

    Nel 2040 si rischiano 12 milioni di casi mondiali

    È di poche settimane fa un importante articolo del Journal of Parkinson’s Disease, rivista altamente specializzata e universalmente riconosciuta sul tema del morbo di Parkinson, che lancia un inquietante allarme a livello mondiale: entro il 2040, gli affetti dal Parkinson potrebbero raddoppiare. Da sei milioni, dice la rivista, a dodici.

     

    I segnali, anche solo statistici, del resto non mancano. E’ infatti ormai scientificamente acclarato che, tra tutti i disturbi di tipo neurologico, il Parkinson è quello più rapidamente in crescita: già tra il 1990 e il 2015, il numero dei pazienti nel mondo è raddoppiato, passando appunto da tre a sei milioni.

     

    Ma perché, oggettivamente, raddoppiare ancora nel prossimo ventennio? “Alcuni fattori addizionali all’invecchiamento”, sottolinea il direttore ed editore della rivista Patrik Brundin, “come una maggiore longevità, il calo del numero dei fumatori, con il tabacco che sembra avere un effetto protettivo nei confronti della malattia, e la diffusione nel pianeta dell’industrializzazione, per non parlare della sempre maggiore esposizione a sostanze come pesticidi e metalli pesanti che aumentano il rischio neurologico, sono tra le principali cause che portano a prevedere una crescita così marcata e in così breve tempo del numero dei pazienti”.

     

    La “pandemia”, conclude la rivista, può essere prevenibile soprattutto se si attuano tre importanti azioni di contrasto.  Anzitutto, la sensibilizzazione alle cause della malattia; è necessaria, cioè, una maggiore comprensione del morbo e delle cause sistemiche del fenomeno. È importante, poi, vengano resi uniformi in tutto il mondo i modelli di cura, in modo da poter agire compattamente sull’eventuale diffusione della malattia. Infine c’è la necessità improrogabile di studiare nuove strategie terapeutiche, anche perché la più efficace attualmente, cioè quella a base di levodopa, viene impiegata ormai da quasi mezzo secolo.

    (Fonte: Ansa.it)

     

    Per approfondire scarica l’articolo in lingua inglese del Journal of Parkinson’s Disease