• 20 marzo 2018

    Giornata Mondiale del Servizio Sociale, intervista ad Angela Falcone

    L'assistente sociale della RSSA OSA Mesagne racconta il suo lavoro nel giorno dedicato a questa professione

    Angela Falcone (al centro) in una foto di gruppo insieme ai colleghi e agli ospiti della RSSA Mesagne

    Si celebra oggi la Giornata Mondiale del Servizio Sociale. Una ricorrenza che coinvolge, in Italia, una grande comunità di oltre 42mila professionisti. Abbiamo chiesto ad Angela Falcone, assistente sociale che lavora all'interno di Villa Bianca e Casa Melissa, le due RSSA gestite da OSA in provincia di Brindisi, una riflessione sul ruolo di questa importante figura professionale. Sono tanti, infatti, gli assistenti sociali che lavorano nelle strutture OSA sul territorio e si prendono cura degli assistiti della Cooperativa, lavorando in équipe con medici, infermieri, operatori socio-sanitari e con le altre figure presenti all'interno della compagine sociale.

     

    Che considerazioni fai sul ruolo dell'assistente sociale?

    Quella dell'assistente sociale è una professione largamente incompresa non solo perché spesso non si conoscono le reali aree di azione del servizio sociale, ma anche a causa delle grandi disparità che esistono a livello territoriale nel nostro sistema sanitario in seguito alla legge costituzionale 3/2001 che ha riformato il Titolo V della Costituzione e che spesso vedono lo stesso profilo professionale impegnato a svolgere attività molto diverse a seconda della Regione in cui si opera. A volte l'assistente sociale viene scambiato con altre figure professionali senza considerare che la nostra formazione è più specifica e più ampia.

     

    Cosa significa fare l'assistente sociale a Villa Bianca e Casa Melissa?

    Nel mio contesto professionale, che è quello della Residenza Mesagne, posso dire di ritenermi fortunata perché ho trovato un ambiente dove sono ben chiari il riconoscimento della propria professionalità e il lavoro d'équipe, ad esempio, con gli operatori socio-sanitari.

     

    Che rapporto hai con gli ospiti della struttura e con i loro famigliari?

    È un rapporto che mi coltivo e mi ritaglio ed è una priorità, perché è il primo feedback che ricevi dall'ospite sul tuo lavoro. Interagisco anche con le famiglie e posso dire che bisogna mettere in campo le proprie competenze professionali che, a volte, vengono erroneamente scambiate per attitudini personali. Invece, oltre all'insostituibile componente individuale di chi fa assistenza sia a livello sanitario sia a livello sociale, ci deve essere necessariamente un bagaglio professionale per saper ascoltare i bisogni degli utenti e delle loro famiglie.

     

    In conclusione: cosa auguri alla tua professione per il futuro?

    “Voglio concludere con un auspicio: quello di creare un raccordo tra gli assistenti sociali che lavorano all'interno della Cooperativa OSA. Sarebbe bello e utile per noi e per i nostri assistiti poter avere uno spazio di riflessione comune sulla professione e di condivisione delle modalità operative”.