• 12 giugno 2017

    Grande successo per lo spettacolo dei Centri anziani OSA a Frosinone

    17 attori amatoriali, due operatrici OSA e il regista Bartoli hanno fatto ridere ed emozionare il caloroso pubblico

    Alcuni momenti dello spettacolo 'Pensione Pomodoro'

    “Sono orgoglioso di loro!”. È con queste parole che il regista Guglielmo Bartoli commenta il successo riscosso per lo spettacolo ‘Pensione pomodoro’ andato in scena venerdì scorso (9 giugno 2017) sul palco della 60esima Strada Studios a Frosinone con i 17 iscritti dei sei Centri sociali anziani di Frosinone gestiti dalla Cooperativa OSA.
     

    Una sfida impegnativa quella affrontata dagli attori dilettanti che, nel corso dell’anno, hanno frequentato il laboratorio teatrale con le operatrici OSA Anna Rita e Anna: “I nostri iscritti ci hanno stupito ancora una volta - ci racconta Anna Rita - siamo riusciti a coinvolgere molte più persone rispetto al passato. Per l’esattezza 14 attori, 2 cantanti e 1 suonatore. Questo laboratorio per loro è un esercizio per la memoria, per la gestualità, per superare la timidezza e imparare a fare gruppo. Loro ci aiutano a fare tutto dalla scenografia alla scelta degli abiti alla realizzazione dei pannelli. Mettono a disposizione tutto quello che hanno ed è lo spirito di squadra con cui ci piace lavorare!”.
     

    Quest’anno il regista ciociaro ha voluto che il suo gruppo si cimentasse su una commedia romanesca, una novità rispetto agli anni scorsi dove erano sempre stati scelti testi ciociari.
     

    “Sono stati davvero bravi i miei ‘ragazzi’ - come li definisce Guglielmo - sia durante le prove che il giorno dell’esibizione. Hanno coinvolto le oltre 200 persone presenti con la loro carica ed energia e il pubblico li ha ripagati ridendo dall’inizio alla fine.
     

    Vista l’eterogeneità dei partecipanti e il numero crescente rispetto al passato, il mio obiettivo è stato quello di instillare nel gruppo proprio il concetto di gruppo, facendo capire quanto in teatro come nella vita sia importantissimo concentrarsi sull’aspetto umano e interiore. Il bello di questa esperienza è che si condivide tutto. Abbiamo vissuto talmente a stretto contatto che i loro acciacchi sono diventati i miei e allo stesso tempo loro sono riusciti a cogliere la mia visione del mondo. Questa contaminazione è il successo più grande per me e per loro”.
     

    Una delle attrici, Eleonora, che ha rivestito i panni della proprietaria della pensione, ha definito Guglielmo un vero giullare, una persona fantastica. “È solo grazie alla sua supervisione e alla pazienza delle nostre operatrici che sopportano le nostre ‘bizze’ se venerdì abbiamo dato vita ad uno show divertente che ci ha regalato emozioni indescrivibili.
     

    Non ci sono protagonisti nel nostro spettacolo - precisa la signora Eleonora che nei giorni scorsi ha compiuto 79 anni - siamo tutti protagonisti e ognuno sul palco porta un pezzetto di sé stesso mettendoci cuore e anima”.
     

    La commedia è un atto unico di Fiorenzo Fiorentini ed è basata su un clamoroso equivoco. La proprietaria di una pensione licenzia il suo cameriere e si mette subito alla ricerca di un sostituto. Nel frattempo un ospite si ammala e viene chiamato il dottore. Quando arriva il nuovo cameriere viene scambiato da tutti per il medico e solo alla fine della commedia finalmente il ragazzo riuscirà a parlare e a svelare l’equivoco.
     

    “Sono venti anni che recito con i Centri sociali. È iniziato tutto per caso - ricorda l’arzilla signora - andai con mio marito nell’unico Centro che esisteva per chiedere informazioni. La presidente appena mi vide mi chiese se avessi mai recitato. Le risposi che lo avevo fatto per nove anni durante il collegio a Veroli! Mi ha subito voluta inserire nel gruppo per sostituire una signora che si era fatta male. Da quel giorno faccio parte del laboratorio teatrale e ho scoperto che mi piace molto recitare. Da 7 mesi ho perso il mio amato marito. Grazie alle operatrici di OSA, ai miei amici del Centro, alle attività che seguo cerco di allontanare il dolore e la solitudine. Senza di loro non ce l’avrei fatta”.