• 20 giugno 2019

    Il saio di San Pio nella CRAP di Vico del Gargano

    L’abito indossato dal Santo di Pietrelcina ha sostato nella comunità gestita dalla Cooperativa OSA

    Foto di gruppo per gli ospiti della CRAP di Vico del Gargano, gli operatori e il saio di San Pio

    Ha fatto tappa nella Comunità Riabilitativa Assistenziale Psichiatrica (CRAP) “Oasi” di Vico del Gargano (FG), il saio indossato da San Pio da Pietrelcina nel giorno in cui ricevette le stimmate. L’iniziativa della peregrinatio è stata organizzata dai Frati Cappuccini di San Giovanni Rotondo in occasione dell’anno commemorativo del centenario della stimmatizzazione permanente di Padre Pio e del cinquantenario della sua morte.

     

    L’arrivo del saio nella CRAP “Oasi”, gestita dalla Cooperativa OSA, ha coinciso con il giorno in cui la comunità è stata segnata dalla tristezza per la perdita del medico psichiatra, dottor Franco Rizzitelli. La presenza del saio di San Pio è stato un evento molto emozionante considerato come simbolo di speranza, di fede nella vita eterna e dispensatore di coraggio per affrontare le sofferenze della vita.

     

    Gli ospiti della Comunità si sono ritrovati nella preghiera davanti all’abito appartenuto ad un Santo cui molti di loro si rivolgono per fronteggiare gli ostacoli che la malattia pone loro quotidianamente davanti.

     

    “Il periodo di questo viaggio è stato scelto dai frati di San Giovanni Rotondo, insieme a quelli delle due Province cappuccine di Polonia”, ha spiegato frate Maurizio, “per farlo coincidere con due festività mariane: quella dell’Immacolata Concezione e quella della Madonna di Loreto. Scelta fatta in considerazione della grande devozione verso la Vergine Maria, Madre di Dio, nutrita da Padre Pio, da Karol Wojtyla e da tutto il popolo polacco”. L’abito che il Cappuccino indossava il 20 settembre 1918, quando ebbe la visione di “Nostro Signore” che gli disse: “Ti associo alla mia passione”, per poi lasciare impressi nel suo corpo le cinque piaghe della crocifissione, ha sostato anche nel campo di concentramento di Auschwitz, poggiato sulla parete esterna della cella in cui, il 14 agosto 1941, è morto il martire polacco San Massimiliano Kolbe.