• 12 Novembre 2014

    Immaginazione motoria, la nuova frontiera della neuroriabilitazione

    La tecnica potrebbe essere utile alle persone colpite da ictus o danno un danno cerebrale di altro tipo

    La neuroriabilitazione resa più efficace dall'immaginazione motoria

    La neuroriabilitazione potrebbe essere resa più efficace recuperando una funzione del cervello nota come “immaginazione motoria”. L’idea arriva dall’Irccs Santa Lucia, i cui ricercatori hanno di recente pubblicato due studi in cui hanno avanzato l’ipotesi che immaginare di compiere un movimento possa essere utile a chi ha perso una parte delle capacità motorie. Alle persone, in sostanza, verrebbe chiesto di pensare di muovere un arto o di camminare, anche nei casi in cui queste azioni siano impedite da lesioni al cervello. 


    Secondo quanto già imparato dalle neuroscienze, sappiamo infatti che il cervello pianifica i movimenti ancora prima di compierli, calcolando il modo migliore per eseguirli e prevedendo le conseguenze di quel movimento. Si tratta di un processo complesso che coinvolge numerose aree del cervello che vengono attivate dal pensiero di muoversi. Nelle persone che accusano una lesione cerebrale queste vie vengono rese impervie o del tutto distrutte. Per questo un piano riabilitativo basato sulla immaginazione motoria potrebbe essere di aiuto nella ricostruzione dei percorsi cerebrali persi, stimolando il cervello a produrre nuove e diverse connessioni

    “Partendo da queste basi – si legge in un comunicato del Santa Lucia – il laboratorio clinico di neuroriabilitazione sperimentale, diretto da Stefano Paolucci, ha recentemente pubblicato due studi sulla rivista Frontiers in human neuroscience relativamente alla cosiddetta motor imagery, ovvero la capacità di rappresentare mentalmente un movimento in modo realistico anche senza una sua concreta esecuzione. In particolare tali studi hanno riguardato la capacità di immaginare la propria locomozione”.

     

    Per fare un esempio concreto di cosa sia l’immaginazione motoria, si può pensare a una persona che deve attraversare la strada: in quel frangente al cervello è richiesto di calcolare il momento esatto in cui cominciare a camminare, la velocità dei passi da compiere e il momento in cui fermarsi. Nei casi di paralisi cerebrale o di lesioni a carico del cervello, invece, questi “calcoli” non sono possibili e le azioni sono impedite.Augusto Fusco e Marco Iosa, altri due ricercatori del Santa Lucia, stanno ora conducendo nuovi test per cercare di capire se l’immaginazione motoria possa servire a far recuperare la perduta capacità di movimento a persone colpite da ictus. I medici, inoltre, hanno giudicato “promettenti” i primi test su bambini colpiti da paralisi cerebrale.