• 04-02-2019

    Le cooperative crescono negli anni della crisi

    Nell’ultimo rapporto Istat-Euricse si evidenza una realtà economica, quella cooperativistica, in controtendenza

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    ‘Crescita anticiclica’ per le cooperative negli anni della crisi economica. È quanto emerso nel rapporto di ricerca Istat-Euricse denominato: 'Struttura e performance delle cooperative italiane. Anno 2015'. Il documento registra un incremento per le cooperative, sia in termini di personale che di valore, proprio nel momento in cui il nostro Paese attraversava gli anni più duri.

     

    Secondo i dati della ricerca le cooperative sono aumentate del 16,4% tra il 2007 e il 2015 fino ad arrivare a quota 59.027. Poco più di 1,2 milioni di addetti (dipendenti e indipendenti), 33 mila lavoratori esterni e 10 mila lavoratori in somministrazione (cioè “assunti” da una Agenzia per il lavoro e non direttamente dalla Cooperativa), pari al 7,1% dell’occupazione totale delle imprese.

     

    Questo sviluppo è ancora più significativo se si tiene conto che, nello stesso periodo, il numero di imprese in Italia è diminuito del 2,4%. Inoltre, l’incremento registrato per i dipendenti delle cooperative è stato del 17,7%, superiore anche all’aumento delle cooperative, contro una flessione dell’occupazione pari al 6,3% registrato nelle altre imprese.

     

    Sotto il profilo delle attività economiche, chiarisce il rapporto Istat, il numero delle cooperative è aumentato tra il 2007 e il 2015 soprattutto nei servizi di Alloggio e ristorazione (+51,6%), nell’Istruzione (+51,3%), nella Sanità e assistenza sociale (+40,9%) e nelle Attività finanziarie e assicurative (+39,0%). In questi settori si è registrata anche una crescita del numero dei dipendenti pari o superiore al 25%.

     

    Queste cooperative, si legge nello studio Istat-Euricse, hanno generato un valore aggiunto di 28,6 miliardi di euro, pari al 4% del valore aggiunto delle imprese (il cosiddetto Valore Aggiunto è costituito dalla misura dell’incremento di valore che si verifica durante la produzione grazie all’intervento del capitale e del lavoro, rispetto alle risorse e alla condizione iniziale -ndr).

     

    Tra le cooperative attive spiccano quelle di lavoro (29.414; il 49,8% del totale), sociali (14.263; il 24,2%), d’utenza o di consumo (3.844, il 6,5%) e quelle di produttori del settore primario (1.791; il 3%). La cooperazione di lavoro e quella sociale, oltre a registrare il maggior numero d’imprese, sono anche le due tipologie cooperative che hanno generato il maggior valore aggiunto: 12,9 e 8,1 miliardi di euro pari, complessivamente, al 73,4% del valore aggiunto dell’intera cooperazione nel 2015.

     

    I SETTORI DI ATTIVITA’

    Nel 2015, prosegue il report Istat, poco meno di sei cooperative su dieci operano in cinque settori d’attività: Costruzioni (8.794 cooperative; 14,9% del totale), Servizi di supporto alle imprese (8.587; 14,5%), Sanità e assistenza sociale (8.280; 14,0%), Trasporto e magazzinaggio (7.628; 12,9%) e Attività manifatturiere (4.953; 8,4%). Dal punto di vista dell’occupazione, il 62% degli addetti opera in cooperative attive in tre settori d’attività: il 24,6% nella Sanità e assistenza sociale, il 19,4% nei Servizi alle imprese e il 17,9% nei Trasporti.

     

    Le cooperative che confermano il peso di circa il 70% del valore aggiunto complessivo sono attive nei seguenti settori: Sanità e assistenza sociale (6,27 miliardi di euro; 21,9%), Trasporto e magazzinaggio (5,87 miliardi; 20,5%), Servizi di supporto alle imprese (4,57 miliardi; 16,0%) e Attività manifatturiere (3,23 miliardi; 11,3%). Il settore della Sanità e assistenza sociale – spiega il rapporto Istat - incide poco in termini di imprese (2,9%) ma genera il 21,6% del valore aggiunto e impiega il 34,4% degli occupati complessivi.

     

    LA CCOPERAZIONE NELLE ECONOMIE REGIONALI

    Nel 2015, oltre il 50% delle cooperative è concentrato in sole cinque regioni: Lazio e Lombardia, con una quota intorno al 14%, seguite da Sicilia (10,5%), Campania (10,1%) e Puglia (9,3%). Questa concentrazione – spiega sempre il rapporto Istat - è legata alla densità demografica o imprenditoriale ma anche a vocazioni territoriali specifiche. In Sicilia, Puglia e Lazio ci sono oltre 19 cooperative ogni 1.000 imprese, rapporto che sale addirittura a 27 in Basilicata mentre si attesta sotto il 10 in Veneto, Piemonte, Liguria, Friuli-Venezia Giulia.

     

    Per cogliere l’importanza della cooperazione all’interno delle economie regionali – rileva l’Istat- si può considerare il rapporto tra valore aggiunto delle cooperative e quello delle altre imprese: “Ebbene, l’Emilia Romagna si colloca al primo posto della graduatoria con una quota pari al 10,4%, seguita da Umbria (9,4%), Provincia autonoma di Trento (7,6%) e Sardegna (7,3%)”.

    (Fonte: Istat)

     

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