• 14 ottobre 2016

    Le emozioni raccontate a un bambino tetraplegico e ai suoi compagni

    Alessandra spiega il servizio OSA di Assistenza specialistica scolastica a Ferentino e regala la fiaba a Milanese

    Alessandra Bianchi e la fiaba 'La fabbrica delle emozioni'

    ‘Ehi ma sono tanti questi buffi ometti.
    Li avete riconosciuti?
    Sono gli gnomi
    e quella casetta lì è la Fabbrica delle emozioni.
    E cosa sono le E-M-O-Z-I-O-N-I?
    Beh! Vediamo come potrei spiegarvelo senza usare dei paroloni’.


    Inizia così la fiaba ‘La fabbrica delle emozioni’, scritta e illustrata a mano da Alessandra Bianchi, psicologa dell’età evolutiva che lavora per OSA da oltre un anno in qualità di assistente specialistica scolastica, servizio affidato alla Cooperativa nel 2015 dal comune di Ferentino.
     

    Lo scorso 3 ottobre l’autrice Alessandra, insieme al responsabile della Divisione sociale Marcello Carbonaro, allo psicologo Pino Taddeo e all’assistente sociale Deborah Picchi, ha incontrato il presidente Giuseppe Milanese a Roma, nella sede OSA di via Volumnio, per regalargli questo libro e spiegargli come è nato il progetto. Milanese ha espresso un forte apprezzamento per il lavoro effettuato, apprezzando la cura con cui è stato realizzato e riconoscendo il valore di questo strumento per comunicare con bambini con disabilità.
     

    “Tutto è partito con il progetto di Istituto che ha avuto come tema le emozioni primarie - ha spiegato Alessandra -. Abbiamo dovuto spiegare ai nostri piccoli cosa sono la paura, la rabbia, la tristezza e la gioia. Sono temi delicati e importanti che vanno introdotti utilizzando un linguaggio chiaro e immediato, specialmente se il pubblico di riferimento è formato da scolari di seconda elementare. Con Alessio (nome di fantasia), il bambino tetraplegico che mi hanno assegnato 5 ore a settimana l’anno scorso, ovviamente, abbiamo dovuto pensare in maniera ancora più semplice e spontanea”.
     

    A inizio anno, la classe ha guardato, insieme, il film Inside out e per ‘dare corpo’ alle emozioni abbiamo utilizzato dei pezzi di stoffa degli stessi colori presenti nel cartone animato in modo che Alessio potesse vedere e toccare le emozioni insieme ai suoi compagni.
     

    “La storia l’ho scritta di getto - prosegue la psicologa. Invece, i disegni li ho realizzati nei ritagli di tempo, alzandomi anche la mattina alle cinque. È una breve favola che narra che le emozioni vengono fabbricate dagli gnomi. Come ho spiegato cosa sono le emozioni? Ho inventato delle piccole storie che potessero essere comprese facilmente. Ad esempio, per spiegare la paura di colore viola, ho detto ai bambini di immaginarsi soli soletti nel bosco, di notte, senza trovare la via di casa”.
     

    La trama, dunque, gira intorno a questi piccoli ometti che con il cappello rosso a punta trovano le stoffe colorate nel bosco e in fabbrica le trasformano in emozioni che poi volano nel cuore delle persone. Per spiegare la tristezza, di colore blu, l’autrice ha immaginato che, durante la loro lunga vita, gli gnomi devono lasciare il villaggio in cui si trovano per formarne un altro in un posto ancora più lontano e nascosto dagli umani e per questo diventano tristi.
     

    “Per rappresentare la rabbia, di colore rosso, ho descritto due situazioni in cui gli gnomi si arrabbiano molto: quando trovano la spazzatura lasciata nel bosco oppure le trappole per catturare gli animali selvatici. Ho chiesto ai bambini di scrivermi cosa li fa arrabbiare perché le emozioni vanno tirate fuori e capite e sono usciti fuori tanti pensierini, alcuni divertenti, altri seriosi, altri più riflessivi. Per la gioia invece ho scelto il colore giallo e ho spiegato che gli gnomi sono felici quando incontrano dei coniglietti in mezzo al bosco”.
     

    La lettura di questa fiaba ha creato importanti momenti di integrazione e di condivisione in cui tutti i bambini sono stati sullo stesso piano, quello dello scoperta, e anche Alessio ha potuto imparare cose nuove stando in mezzo agli altri.
     

    “Mi piacerebbe che questo quaderno - conclude Alessandra - fosse il primo di una collana ideata per agevolare la comunicazione con gli utenti con disabilità. Vorremmo far conoscere questo progetto al presidente Milanese e, in quell’occasione, consegnargli la fiaba. Da qualche tempo ho iniziato a scrivere un secondo racconto che ho intitolato “Il bambino che andò sulla luna” dove il protagonista è un bambino autistico. Sono i bimbi stessi ad ispirarci, basta osservarli profondamente. Senza i bimbi non ci sarebbero i libri, a mio parere”.
     

    E come suggerisce la fiaba alla fine ‘Forse le emozioni non le fabbricano gli gnomi, forse sono semplicemente racchiuse nel nostro cuore’.

     

    Leggi l’articolo integrale per saperne di più sul Servizio di Assistenza specialistica scolastica gestito da OSA a Ferentino