• 31-01-2019

    Liste d’attesa, situazione critica per gli italiani

    Aumenta la quota di spesa sanitaria sostenuta direttamente dai cittadini

    UniSalute, società che gestisce 43 Fondi Sanitari integrativi, ha presentato un importante rapporto di European House-Ambrosetti. Il report, riguardante l’esperienza delle liste d’attesa del Servizio Sanitario Nazionale, fotografa una situazione preoccupante nel Sistema Sanitario Nazionale.

     

    Nel 2018, infatti, il 40% degli adulti italiani ha sperimentato almeno una volta liste di attesa di più di un mese. Si tratta di circa 20 milioni di persone. Il 48,5% di chi ha vissuto una lista d’attesa per le prestazioni Asl, inoltre, ha avuto anche una o più esperienze di Pronto Soccorso a ridosso. Ancora più critica è la situazione circa le visite specialistiche e gli accertamenti diagnostici: addirittura fino a 120 giorni d’attesa sia per le prime (per cui aspettano il 60% delle persone in lista) che per i secondi (42,7%).

    Lo studio Europian House-Ambrosetti ha inoltre mostrato come l’incidenza della spesa sanitaria pubblica italiana sul Pil, pari al 6,6%, sia minore rispetto alla media europea (7,4%), e come nei prossimi anni sia destinata a diminuire, creando un divario sempre più grande rispetto a Germania, Svezia e Paesi Bassi, che investono più di 4.000 euro annui per la salute di ciascun cittadino. Quasi il doppio di quanto investa l’Italia. Questo si traduce, naturalmente, in una maggiore spesa da parte dei cittadini.

    “La tendenza all’aumento della spesa sanitaria privata”, riporta lo studio, “evidenzia uno stato di sofferenza del nostro Sistema Sanitario Nazionale, in considerazione di uno sbilanciamento demografico verso la fascia più anziana della popolazione”.

    Coerentemente, il 91% della spesa sanitaria privata, 36 miliardi di euro, è stata out of pocket, cioè interamente sostenuta dalle tasche dei cittadini e non, come il restante 9%, “intermediata”, cioè rimborsata da un’assicurazione sanitaria. Un dato significativo, sottolineano gli esperti presenti all’incontro, e del tutto in linea con la situazione critica delle liste d’attesa. La spesa è sempre più a carico diretto dei cittadini, mentre la sottoscrizione di forme di sanità integrativa rimane un fenomeno ancora limitato, rispetto ad esempio a Irlanda, Francia e Paesi Bassi, dove l’intermediazione sanitaria raggiunge un’incidenza superiore al 40%.

     

    “Siamo convinti che la Sanità integrativa dovrà ampliare e mantenere un ruolo di primo piano grazie all’importante attività svolta, ad oggi, dai Fondi Sanitari di categoria, che hanno consentito di intercettare parte della spesa diretta in Sanità per oltre 5,8 milioni di assistiti”, ha commentato l’Amministratore Delegato di UniSalute, Fiammetta Fabris, che a chiusura dell’evento ha evidenziato come, in questi anni, i Fondi Sanitari di categoria da CCNL (Contratto Collettivo Nazionale di Lavoro) abbiano assicurato prestazioni per un valore di circa 2 miliardi di euro.

    (Fonte: Ansa.it)