• 13 luglio 2016

    Long Term Care One, l'intervento di Milanese

    Il presidente di OSA e di FederazioneSanità: "Ruoli condivisi, reti di presa in carico, misurazione rigorosa e regole per selezionare operatori capaci di dare servizi di qualità. Così si mettono al centro i diritti dei pazienti"

    Nel collage l'intervento del presidente Milanese e alcuni momenti del convegno di Italia Longeva

    Giuseppe Milanese, presidente di FederazioneSanità e di OSA, è intervenuto al convegno “Long Term Care One - già cronicità”, evento organizzato l'11 e il 12 luglio a Roma dalla Fondazione Italia Longeva, rete del Ministero della Salute per l’invecchiamento e la longevità attiva. L'incontro è nato per sollecitare una riflessione comune fra i professionisti che lavorano nel settore dell’assistenza e del sostegno alla cronicità e ragionare insieme su modelli assistenziali che coinvolgono sempre più pazienti.

     

    Il presidente Milanese, spiegando la sua visione di sistema, ha fatto ricorso alla metafora delle 4R. Innanzitutto le regole: “Bene le regole che subordinano l’accesso degli erogatori a procedure di autorizzazione ed accreditamento. Queste, però, sono necessarie ma non sufficienti. Serve un passo ulteriore per identificare, tra i soggetti accreditati, chi è in grado di fornire un’assistenza reale e di qualità ai cittadini, ad esempio prevedendo dei requisiti ulteriori. Solo così metteremo al centro i diritti dei pazienti e non quelli degli erogatori”.

     

    “È di cruciale importanza - ha proseguito Milanese - una condivisione dei ruoli all’interno del sistema. A partire dal ruolo del servizio pubblico, passando per quello della medicina generale e della farmacia dei servizi, per arrivare al ruolo della moltitudine di realtà imprenditoriali coinvolte nel sistema: erogatori privati, sia profit che no-profit, fino alle multinazionali, che si stanno affacciando con sempre maggiore insistenza nel settore delle salute”.

     

    Tale molteplicità chiama in causa un altro aspetto fondamentale: la necessità di creare reti di presa in carico. In un modello in cui l’ospedale sta perdendo il suo ruolo guida, è necessario che si organizzino reti territoriali che garantiscano l’accessibilità ai servizi, nonché la capacità di gestire in modo integrato il bisogno del paziente, guidandolo all’interno del network dei servizi stessi. “Ed è mia opinione - ha specificato il presidente Milanese - che tali reti, per essere realmente efficaci, debbano essere dotate di personalità giuridica”.

     

    Infine il rigore della misurazione. Non ci si può più accontentare di calcolare il numero di prestazioni erogate, è necessario invece implementare, al più presto, sistemi di misurazione degli esiti, anche per evitare lo spreco di risorse preziose. “In questo senso, ciò che mi preoccupa di più - ha concluso Milanese - non è il dato di copertura nazionale ADI al 4%, ma il fatto che la media nazionale sia di 20 ore annue per paziente. Un numero troppo esiguo per dare risultati in termini di salute e, come tale, un probabile spreco di risorse”.

     

    Nel corso della medesima tavola rotonda, dal titolo “L’assistenza domiciliare integrata in Europa e Italia: problemi organizzativi e obiettivi da raggiungere”, sono stati presentati diversi casi regionali. Chiara Penello, (Direzione Generale Welfare, Regione Lombardia) ha parlato della transizione verso il nuovo assetto previsto dalla legge regionale 23/2015 e dell’implementazione che, a sostegno di tale transizione, la Regione sta facendo della suite InterRAI HC per la valutazione multidimensionale della cronicità. Il Direttore Generale della ASL TO1 Giovanni Maria Soro ha approfondito le criticità tecniche ed organizzative che rendono, nella sua azienda, l’assistenza domiciliare un setting assistenziale ad alta complessità. Vincenzo Panella (Direzione Generale Salute, Regione Lazio) ha invece illustrato il percorso di accreditamento degli erogatori territoriali che la regione Lazio sta portando avanti, sottolineandone la particolare complessità, vista la necessità di accreditare processi e know how degli operatori anziché strutture fisiche.

     

    Sono intervenute inoltre Flavia Caretta (Responsabile, CEPSAG – Università Cattolica del Sacro Cuore), che ha raccontato l’esperienza del corso di formazione per assistenti familiari nato nel 1999 all’Università Cattolica del Sacro Cuore, e Laura Filippucci (Area Inchieste- Altroconsumo) che, con gli occhi del paziente, ha ricordato il senso di smarrimento del paziente con cronicità grave e della sua famiglia ed ha auspicato che la regia della tutela resti competenza delle istituzioni.

     

    (fonte: federazionesanita.confcooperative.it)