• 4 luglio 2017

    Long Term Care Two, intervista al presidente Milanese

    Due giorni di lavori l'11 e il 12 luglio a Roma sulle problematiche connesse alle patologie a lungo decorso

    Long Term Care Two  la due giorni di confronto organizzata da Italia Longeva

    Il presidente di OSA e di FederazioneSanità, Giuseppe Milanese, è tra i relatori che interverranno l'11 e il 12 luglio a Roma (presso la sede del Ministero della Salute, viale G. Ribotta, 5) a Long Term Care Two, la kermesse promossa dalla Fondazione Italia Longeva, la rete del discastero della Salute per l'invecchiamento e la longevità attiva, che sta diventando il più importante momento di discussione e confronto sulle problematiche connesse alle patologie a lungo decorso.

     

    Di seguito pubblichiamo un'intervista che il presidente Milanese ha rilasciato al sito di Italia Longeva

     

    L’assistenza continuativa agli anziani, soprattutto in caso di perdita della propria autonomia, rappresenta una sfida per il SSN, non soltanto in virtù dell’invecchiamento della popolazione e dell’aumento della vita media, ma anche in considerazione del progressivo indebolimento delle reti familiari e sociali. Qual è e come può evolversi il ruolo delle cooperative sociali a supporto della long-term-care?

    Siamo convinti che la cronicità non possa essere più affrontata trasferendo moneta ai soggetti affetti. In tutti questi anni lo Stato ha dato alle famiglie di chi versa in questa situazione soldi che sono stati impiegati essenzialmente per cercare badanti, e questo è un non-sistema. Il nostro impegno, invece, è quello di lavorare quotidianamente per portare avanti innovazione nella presa in carico della non autosufficienza, attraverso modelli e progetti che mettono il cittadino al centro non come consumatore di prestazioni, ma come destinatario di un’azione positiva di LTC che parta dalla valutazione del suo bisogno e si faccia carico di offrire risposte personalizzate, efficienti ed efficaci. Le nostre parole d’ordine sono: disease management per andare oltre le barriere della mai sedata guerra tra ospedale e territorio, presa in carico del bisogno attraverso processi erogativi continuativi e coordinati da cabine di regia, reti interconnesse dei punti di erogazione, qualità tecnica e relazionale misurazione dei risultati in termini di esito e di soddisfazione dell’utente.

     

    Come potrebbe essere potenziata l’assistenza domiciliare in Italia e con quali benefici per il sistema socio-sanitario? E per quanto riguarda le residenze sanitarie?

    Nel settore dell’assistenza territoriale e della Long Term Care, la cooperazione ha fatto, negli ultimi trentanni, passi da gigante, passando da un ruolo ancillare e gregario di fornitore di risorse umane, alla responsabilità di un partenariato attivo, che la vede oggi, al fianco del sistema sanitario nazionale, impegnato nella organizzazione e realizzazione di molti dei servizi erogati sul territorio: dalle RSA, all’Assistenza Domiciliare (Sanitaria, Sociale ed Integrata), ai Centri di Riabilitazione, alla infinita varietà di servizi sociali, appannaggio ormai quasi esclusivo del mondo della Cooperazione. Riteniamo che per potenziare l’assistenza primaria sul territorio, rendendola davvero capace di rispondere ai bisogni della popolazione ivi comprese l’ADI e le RSA, occorra riorganizzare il sistema, secondo una strategia che ci piace definire “la regola delle 5R: 1) una Regia unica nazionale; 2) Regole certe sull’accreditamento degli operatori; 3) un Ruolo definito per tutti gli attori del sistema; 4) la costituzione della Rete tra gli operatori; 5) il Rigore nel misurare la qualità dei servizi”. Seguendo queste linee di indirizzo, con il Ministero della Salute abbiamo contribuito a delineare una nuova definizione di un sistema “ADI 2.0” efficace, il quale dovrà essere ora approfondito in Conferenza Stato Regioni. Il percorso è avviato quindi, ma affinché possa attecchire ciò che realmente occorre è però in primis uno sforzo culturale, adeguando norme, strumenti e consuetudini, anche a livello regionale, affinché si fondino non solo sulla riduzione dei costi ma anche sulle generatività di modelli di welfare che evolvano in processi di miglioramento continuo, anche sul fronte della forza lavoro da impegnarsi. Si tenga infatti presente che attualmente si contano poco più di 224.000 posti letto residenziali a fronte di un fabbisogno di oltre 496.000. L’ADI viene erogata a 502 mila anziani, rispetto ad un fabbisogno pari almeno al 6% del totale della popolazione anziana, e cioè 870.000 assistiti (per circa 8 ore a settimana, come da valori internazionali), con la necessità di reperire almeno 193.000 unità di lavoro per l’ADI, che diventano 400.000 sull’ambito residenziale, qualora le riforme di cui abbiamo parlato fossero portate a sistema.

     

    Quanto conta investire sulla formazione degli operatori sanitari?

    La formazione rappresenta per le nostre cooperative un momento importantissimo, non solo perché durante gli incontri formativi si trasmettono conoscenze e competenze, ma anche perché gli eventi formativi sono momenti di coesione sociale e di “engagement” del socio, che si sente sempre più parte di un gruppo di professionisti impegnati in un settore specifico. In particolare per le professioni sanitarie, il continuo incremento della complessità degli interventi effettuati a domicilio ha reso necessario adeguare costantemente i programmi formativi, come anche previsto dai percorsi di accreditamento istituzionale che, auspichiamo, regoleranno sempre di più l’offerta di assistenza domiciliare da parte del privato profit e non profit.

     

    OSA ha organizzato un’importante iniziativa per raggiungere gli anziani che vivono nelle periferie attraverso strutture mobili. Di cosa si tratta?

    OSA collabora ormai da quasi due anni con la Santa Sede e con il Vicariato di Roma al progetto “Nontiscordardimé”, che vede coinvolti anche l’Ospedale Bambino Gesù, l’Università Cattolica e la FIMMG. L’obiettivo è raggiungere le fasce più deboli di popolazione che vivono nelle periferie della città, portando presso le parrocchie interventi di medicina preventiva ed educazione sanitaria, coinvolgendo quelle persone che, per difficoltà economiche, sociali o culturali non frequentano lo studio del medico di medicina generale ma hanno delle patologie in atto, spesso non riconosciute e/o non curate. Il progetto, finanziato dall’Obolo di San Pietro e dalla Banca di Credito Cooperativo si avvale di due Unità Mobili, di cui una pediatrica, e di una rete di volontari e professionisti che, con periodicità settimanale presenziano le parrocchie individuate gestendo delle Unità di Ascolto e Orientamento Socio Sanitario.

     

    È notizia recente la nascita di un’Alleanza delle Cooperative dei medici. Una scelta dettata dalla necessità di semplificare le relazioni istituzionali e rafforzare la tutela e la rappresentanza delle cooperative mediche?

    Come detto, al centro dell’azione di rappresentanza della Federazione è posto il cittadino ed i suoi bisogni, in particolare quelli di natura sociosanitaria, e per questo la nascita di un settore ah hoc per la medicina generale nell’ambito dell’Alleanza delle Cooperative, rappresenta una chiara assunzione di responsabilità, volta all’efficientamento del sistema di erogazione dell’assistenza, all’integrazione di quanto offre il Servizio sanitario nazionale, nell’ottica della coesione sociale, dell’appropriatezza e e dell’accessibilità delle cure. Inoltre, la cooperazione tra medici di medici di medicina generale ed in sinergia con gli altri operatori dell’ambito sociosanitario si è rivelata nel tempo strumento unico e utile per organizzare in piena autonomia le attività sul territorio, a fronte delle nuove disposizioni normative sulle aggregazioni tra medici e al tempo stesso, delle spinte che tendono ancora oggi o alla destrutturazione della medicina generale o a ricondurla sotto il controllo burocratico delle ASL. I numeri descrivono una storia che sebbene sia poco conosciuta è già una realtà di assoluta rilevanza: le cooperative e i consorzi di medici che fanno riferimento all’Alleanza associano oltre soci 5.500 soci in prevalenza medici di medicina generale, i quali e si prendono cura di oltre 6 milioni di persone su tutto il territorio nazionale. L’Alleanza delle Cooperative Medici si occuperà oltre che di esprimere in modo unitario la rappresentanza delle cooperative associate, di realizzare e promuove progetti ed iniziative comuni per favorire lo sviluppo delle cooperative e la creazione di nuova cooperazione, ma anche di diffondere modelli di integrazione e partenariato, in primis con le organizzazioni mutualistiche. Altro ambito di impegno sarà quello di promuovere nuove modalità integrate di presa in carico degli assistiti, secondo percorsi sociosanitari continuativi sul territorio e nella comunità di riferimento.

     

    L’iniziativa Long-Term Care che si terrà a Roma l’11 e 12 luglio prossimi può essere l’occasione per aprire un confronto tra pubblico e privato al fine di rendere più efficiente il sistema di valutazione e accreditamento, e garantire al tempo stesso migliori standard qualitativi dei servizi ai pazienti?

    Italia Longeva sta diventando uno dei più autorevoli punti di riferimento circa le problematiche connesse all’invecchiamento ed alla cronicità e, conseguentemente, alle tematiche inerenti l’organizzazione dei servizi di assistenza primaria rivolti alla popolazione cronica. Un think tank, Italia Longeva, che sta assumendo tre funzioni fondamentali: osservare le buone pratiche emergenti nei territori; stimolare la ricerca quali-quantitativa sulle forme dell’assistenza alla cronicità in Italia; fornire opportunità di discussione e scambio tra i diversi attori coinvolti nel sistema. Momento, quest’ultimo, che si realizza appunto con l’evento Long Term Care. Ciò appare tanto più rilevante se si considera che le LTC sono, da troppo tempo, un settore che soffre di una carenza cronica di flussi informativi, di dati e di dibattito in grado di orientare efficacemente le scelte dei decisori pubblici. Riteniamo quindi che Italia Longeva e l’Iniziativa Long Term Care, promuovendo un dibattito fondato su più solide basi scientifiche, siano certamente in grado di contribuire positivamente ad elevare gli standard qualitativi dei servizi.


     

    Fonte: Italia Longeva