• 17-01-2019

    Mieloma, nuova terapia per i pazienti over 65

    Con il farmaco Darzalex (Daratumumab) si riduce il rischio di morte e di progressione della malattia

    Il mieloma multiplo è un tumore del sangue che ogni anno in Italia colpisce oltre 5 mila persone, la maggior parte delle quali ha più di 65 anni e potrebbe non rispondere positivamente alla terapia più indicata, il trapianto “autologo” di cellule staminali, perché fisiologicamente troppo duro da sopportare.

     

    Proprio per questi pazienti, i più numerosi e i più difficili da curare, è stata  presentata un’importante novità durante l’ultimo Congresso della Società Americana di Ematologia, tenutosi a San Diego lo scorso 4 Dicembre: l’aggiunta del farmaco Darzalex (principio attivo: Daratumumab) all’attuale trattamento standard, basato sull’abbinamento di lenalidomide e desametasone, riduce significativamente il rischio di morte e di progressione della malattia in malati con mieloma multiplo di nuova diagnosi non candidabili al trapianto.

     

    Secondo i dati dello studio internazionale MAIA, infatti, che ha riportato la novità, la nuova composizione  lenalidomide-desametasone-daratumumab risulta essere la soluzione migliore per i malati anziani.

     

    La sperimentazione ha coinvolto 737 pazienti (età media 73 anni) in 14 Paesi, confrontando la tripletta con l’attuale terapia, e l’esito è stato estremamente notevole: il rischio di morte (o di progressione della malattia) è risultato ridotto del 44%. “Queste conclusioni”, ha dichiarato il Direttore della Divisione Universitaria di Ematologia alla Città della Salute e della Scienza di Torino e Consigliere della Società Italiana di Ematolgia Mario Boccadoro, “sono così soddisfacenti da rendere quasi indubitabile che questa ‘tripletta’ sia la nuova soluzione da adottare. I risultati con essa ottenuti sono così buoni e incoraggianti che si potrebbe anche ipotizzare di non procedere più al trapianto persino in chi potrebbe effettuarlo. Certamente, questa diventerà la nuova cura standard da somministrare in prima linea”.

     

    Un’ulteriore riprova dell’efficacia della nuova terapia, peraltro, è data dal fatto che mentre nei pazienti trattati con terapia standard la mediana di sopravvivenza libera da malattia (ovvero il tempo che intercorre prima che il tumore sopraggiunga di nuovo, come usa il mieloma multiplo) è stata di 31,9 mesi, nel gruppo “sperimentale” trattato con la tripletta di farmaci la mediana non è stata ancora raggiunta. “Questo significa”, prosegue Boccadoro, “che possiamo aspettarci esiti ancora migliori, e che la neoplasia possa restare ‘bloccata’ per molto tempo”.

     

    Considerando dunque che uno dei fattori più critici e ostici del mieloma multiplo è la sua progressione e regressione (ripresentazione), anche quando sia efficacemente rispondente alla terapia, l’introduzione del Daratumumab, e quindi della tripletta, può essere considerata una novità assolutamente decisiva nella modifica delle cure e del trattamento della malattia.

     

    Fonte: Corriere.it