• 25 giugno 2018

    Milanese racconta il progetto 'Durante e dopo di Noi. Casa OSA'

    Il presidente di OSA ha parlato ai microfoni di Radio Vaticana della visita di Papa Francesco al Casale 4.5

    Il presidente della Cooperativa OSA, Giuseppe Milanese, è intervenuto questa mattina ai microfoni di Radio Vaticana nel corso della trasmissione “Il Papa ieri e oggi. Il mondo secondo Francesco” per raccontare la visita a sorpresa di Papa Francesco avvenuta ieri, domenica 24 giugno, al Casale 4.5. Al Santo Padre, e alle 200 persone presenti, è stato raccontato “Durante e dopo di Noi. Casa OSA”, un progetto di housing solidale della Cooperativa rivolto alle persone con disabilità grave, nato per assicurare agli assisiti e alle loro famiglie un luogo in cui costruire una vita autonoma nel percorso di emancipazione progressiva dal proprio nucleo famigliare.

     

    Di seguito l'intervista andata in onda questa mattina sulle frequenze di Radio Vaticana.

     

    Ieri pomeriggio al Casale 4.5 si è svolto a sorpresa l'incontro che Papa Francesco ha avuto con coloro che fanno parte del progetto “Durante e dopo di noi” della Cooperativa OSA. Com'è andato?

     

    È stata una giornata vissuta con stupore, un incontro che noi e i nostri assistiti non dimenticheremo mai. Il Santo Padre è arrivato e ha rivolto a tutti noi un saluto carico di motivazioni per spingerci ad andare avanti in questo progetto che cercherà di dare alle persone con disabilità un luogo di vita anche dopo che i genitori o chi si occupa di loro non ci saranno più.

     

    Ci descriva meglio questo progetto. Di cosa si tratta, a chi è rivolto e quali sono i vostri utenti. E poi veniamo all'incoraggiamento che il Papa vi ha dato e alle parole che ha pronunciato presso la vostra struttura.

     

    Innanzitutto OSA è una cooperativa sociale con circa 3.700 soci lavoratori tra medici, infermieri e assistenti che si prendono cura, in Italia, di circa 50mila persone in fase di bisogno. Tra queste, oltre alle 43mila persone in assistenza domiciliare, la Cooperativa assiste da 12 anni un gruppo di utenti con diverse problematiche legate alla disabilità, a cui le famiglie hanno chiesto di poter dare un futuro anche quando non ci saranno più. Abbiamo deciso quindi di dedicare alcuni appartamenti del Casale 4.5 che si trova sulla via Ardeatina a questo progetto che abbiamo chiamato “Durante e Dopo di noi”, perché vorremmo che questa speranza di futuro possa essere vissuta dai nostri assistiti anche quando i genitori sono ancora in vita. Insieme ai famigliari stiamo studiando questo progetto che prevede la possibilità di vivere all'interno dell'agriturismo, che si estende per 26 ettari e dove verrà creata anche una fattoria sociale in cui molti ragazzi potranno lavorare. È un progetto che prevede una vita migliore per queste persone e con le quali c'è un rapporto di familiarità e di vicinanza che lo stesso Santo Padre ha potuto constatare per la spontaneità con cui i ragazzi si sono approcciati a Lui, abbracciandolo e condividendo insieme a Lui, alla fine dell'esposizione del progetto, anche un pezzo di pizza che era stato preparato direttamente da loro.

     

    Come si sono svolte queste due ore di incontro e quali parole vi ha rivolto il Papa?

     

    Abbiamo esposto al Papa il progetto poi il Santo Padre ha ascoltato alcune poesie (scritte da Luca Milanese, ndr) tratte dal libro “Rime a Sorpresa” che gli è stato poi donato. Quindi il Santo Padre ha salutato tutti i presenti uno a uno, fermandosi a parlare con i famigliari, gli assistiti e gli operatori. A tutti noi il Papa ha rivolto parole bellissime che contengono la voglia di continuare a sognare e andare oltre, perché in maniera pragmatica, si possono ideare azioni e progetti che possono aiutare le persone bisognose.

     

    Il Papa ha speso parole ben precise sul rischiare. Che cosa vi ha detto a questo proposito?

     

    Ci ha spronato a rischiare e ad andare avanti, anche con una certa forma di pazzia, perché ci ha detto che solo i pazzi e i sognatori riescono a cambiare il mondo. Da sempre il Santo Padre ci ha sprontato a realizzare forme di cooperazione, perché la cooperazione, lavorare insieme e creare quell'unità tra assistiti e assistenti, è uno strumento spettacolare per realizzare i sogni. Spesso le logiche dominanti sono solo quelle del profitto e non rendono neanche possibile immaginare cose come queste che, come il Papa ha detto “rischiano anche di andare in perdita. Poi però si rischia e si va oltre”.

     

    Papa Francesco ha detto di “rischiare sul concreto” e ha aggiunto “rischiare è una parola che oggi non piace”

     

    Il nostro mestiere ci porta a rischiare ogni giorno, perché vivere e convivere con le persone nei momenti del bisogno, all'interno delle loro case, significa sostanzialmente anche mettere la propria vita in discussione. Trent'anni fa, rischiando, la Cooperativa OSA ha iniziato ad assistere a domicilio le persone affette da Aids nelle periferie di Roma proprio grazie a questo senso di pazzia pragmatica, perché osservammo che quelle persone morivano in ospedale e, soprattutto, lo Stato spendeva di più. Quindi, a volte, rischiare pragmaticamente significa osservare la realtà e capire dove si può intervenire per aiutare le persone. La cooperazione nasce per questo, per rispondere a un bisogno.

     

    Ci può raccontare un aneddoto, un dietro le quinte, un retroscena che in qualche modo vi accompagnerà dopo questo incontro con il Papa?

     

    L'aneddoto che mi piace ricordare riguarda Ivan, un ragazzo assistito da noi che lavora nei nostri uffici, che al termine del discorso del Papa, quando il Santo Padre stava dando senso alle parole che disordinatamente avevo provato a mettere in fila, ha urlato “Alla grande!” e ha abbracciato il Papa. Il Pontefice ha ricambiato l'abbraccio di Ivan e poi ha abbracciato anche un altro ragazzo, Antonio, e tutto è diventato subito più famigliare, più vero e anche lo stesso Santo Padre ci ha ringraziato per la famigliarità che ha contraddistinto questo incontro.

     

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