• 3 dicembre 2019

    Nel cuore pulsante dell’ADI

    La centrale Operativa di via Francesco Marconi coordina il servizio di assistenza domiciliare a Roma nord

    Daniele Giuliani al lavoro sulla sua scrivania di coordinatore della Centrale operativa

    “La Centrale Operativa è il punto nevralgico dell’ADI, il suo cuore”. Daniele Giuliani sta seduto dietro alla scrivania nella sala riunioni della sede che coordina il servizio di Assistenza Domiciliare Integrata assicurato da OSA nel quadrante nord della città. Quarantatré anni, romano e romanista, barba da mullah, lunga e ben curata, entusiasmo da vendere. È lui - entrato in OSA 16 anni fa e passato per la gestitone di altre due centrali operative prima di arrivare negli uffici di via Francesco Marconi - a guidarci nel cuore pulsante dell’ADI. Qui puoi toccare con mano il modello organizzativo che OSA ha affinato nel corso degli anni, sviluppando e mettendo a fattor comune competenze, metodologie, sistemi, procedure, informazioni e formazione. Daniele “conosce la materia” come si dice, perché da quando ha messo piede nella Cooperativa si è sempre occupato di coordinare il lavoro degli operatori della domiciliare. 

     

    “Sono entrato in OSA che avevo 27 anni, ho sempre fatto il responsabile di commessa”, racconta. “Ho iniziato alla Roma F, che all’epoca era piccolina e aveva la sede a Bracciano, poi Torrimpietra che gestiva insieme quelle che ora sono la Roma 3 e la Roma 4. Nel 2010 sono arrivato qui”. Qui è la Centrale Operativa di via Marconi, dove lavorano - in un clima di splendida collaborazione - 11 persone: il medico responsabile, un infermiere e un fisioterapista coordinatore, due loro collaboratori e il personale amministrativo. Il coordinamento del servizio di Assistenza Domiciliare Integrata parte da questa schiera di scrivanie ordinatamente disposte, in una strada lontana dal traffico ostinato della Pineta Sacchetti.

     

    Questa è la Centrale Operativa OSA più grande del Lazio, gestisce l’assistenza che viene garantita da oltre 300 operatori a più di 3.000 persone, in una fetta di città sconfinata e pressoché indefinibile, che va dal quartiere Prati a Cesano. Numeri enormi. Li tocchi quasi con mano quando entri e il lavoro non si ferma, quando assisti alle telefonate che vengono fatte per informare le persone che “l’infermiera sta arrivando”.

     

    Clicca qui per leggere il racconto di Daniele, pubblicato sul numero 3 del Magazine 50mila volti