• 29 novembre 2019

    Rischio HIV, necessaria un’informazione maggiore tra i giovani

    Nico Froio, Responsabile sanitario OSA del Servizio HIV, commenta gli ultimi dati diffusi dall’Istituto Superiore di Sanità

    Maschio, tra i 25-29 anni, eterosessuale, questo, in estrema sintesi, il profilo del paziente con infezione da HIV in Italia oggi. Lo rivela il report statistico “Aggiornamento delle nuove diagnosi di infezione da HIV e dei casi di AIDS in Italia al 31 dicembre 2018” diffuso dall’Istituto Superiore di Sanità, in occasione della Giornata internazionale della lotta all’AIDS in programma il prossimo 1 dicembre.

    Dal 1996 con l’introduzione delle terapie incentrate su una nuova generazione di farmaci ‘antiretrovirali’, che hanno ridotto al minimo la carica infettiva del virus, l’aspettativa di vita di una persona affetta da AIDS è stata riallineata a quella di una persona sana: tanto che per la prima volta gli esperti parlano di un rischio zero di contagio per coloro che si sono sottoposti positivamente a questo tipo di terapie.

    Si sgretola quindi lo stereotipo, ancora purtroppo ampiamente diffuso nel nostro immaginario collettivo, che relega il rischio di contagio solo ad alcune fasce di popolazione. Questo atteggiamento di pericolosa sottovalutazione porta, soprattutto i più giovani, a non sottoporsi al test dell’HIV e a ignorare le principali raccomandazioni sanitarie per un ‘sesso sicuro’, prima fra tutte quella di utilizzare il profilattico nei rapporti occasionali.

     

    Il servizio HIV, con cui di fatto è stata fondata la Cooperativa OSA, è nato circa trent’anni fa e si è sempre occupato dell’assistenza a quei pazienti che non potevano essere seguiti nelle corsie degli ospedali o dovevano proseguire le cure a domicilio in collaborazione con i reparti di malattie infettive e con i day hospital delle varie strutture romane”, ricorda Nico Froio, responsabile sanitario del servizio HIV OSA.

    “L’infezione da HIV in questi trent’anni è cambiata radicalmente. Negli anni Ottanta non esistevano le terapie che conosciamo oggi e questo nostro servizio inizialmente forniva un accompagnamento al fine vita. Quando poi attorno alla metà degli anni Novanta si sono sperimentati e utilizzati i nuovi farmaci antiretrovirali si è realizzata un’effettiva svolta nell’assistenza e cura dei malati, che ha modificato sia l’andamento epidemiologico dell’infezione, che la tipologia di servizio”, spiega il dottor Froio, che prosegue: “Oggi la situazione è molto diversa e noi ci occupiamo di seguire i pazienti nell’assunzione di una terapia più efficace e meno invasiva, rivolta a una minore platea di malati che non combattono più contro infezioni opportunistiche, cioè  prodotte in un sistema immunitario compromesso e possono perciò contare su una possibilità di guarigione molto più elevata".

    “Tuttavia oggi nonostante i notevoli successi terapeutici esistono importanti criticità che riguardano l’incidenza dell’HIV su alcune fasce della popolazione. Preoccupa in particolare il dato che nonostante il numero degli ammalati sia in forte calo di anno in anno, i nuovi casi, quasi tremila nello scorso 2018, presentano un’incidenza maggiore nelle fasce di età più giovani della nostra popolazione, quella tra i 25 e i 29 anni, una fascia che dovrebbe possedere gli strumenti culturali per fronteggiare il rischio di infezione. E questo ci fa pensare che non esiste una consapevolezza sulla diffusione reale della malattia. Un altro dato importante che emerge dalle statistiche dell’Istituto Superiore di Sanità è che la maggior parte dei contagi si ha per contatti tra eterosessuali, circa il 41%, che il contagio tra persone omosessuali si attesta sul 39% e che soprattutto la tossicodipendenza incide solo per un 4% di casi. Insomma – conclude il responsabile OSA del Servizio HIV -  è necessario provvedere al più presto ad una nuova e più incisiva campagna di informazione e prevenzione che chiarisca, soprattutto ai più giovani, i reali scenari di diffusione del virus HIV in modo da far adottare stili di vita e comportamenti che riducano la possibilità di essere contagiati.”

     

    I DATI IN SINTESI

    Nel 2018 i nuovi casi di infezione da virus HIV in Italia sono stati 2.847, con una incidenza pari a 4,7 diagnosi ogni 100.000 residenti, dato di poco inferiore alla media dei paesi dell’Unione Europea che è di 5,1. Dal 2012 si conferma il trend di forte decrescita del numero dei casi, relativamente a tutte le modalità di trasmissione. Per quanto riguarda la trasmissione del virus attraverso un rapporto sessuale (che rappresenta la quasi totalità tra le modalità di contagio) nel 41% dei casi essa avviene tra persone eterosessuali, nel 39% tra persone omosessuali e solo il 3,7% dei casi riguarda persone che fanno uso di droghe per via iniettiva.

    L’incidenza più alta è stata osservata tra le persone di 25-29 anni (11,8 nuovi casi ogni 100.000 residenti di età 25-29 anni) e 30-39 (10,9 nuovi casi ogni 100.000 residenti di età30-39 anni); in queste fasce di età l’incidenza negli uomini è almeno 3 volte superiore a quelle delle donne.

    Nel 2018, la maggioranza delle nuove diagnosi di infezione da HIV è attribuibile a rapporti sessuali non protetti, che costituiscono l’80,2% di tutte le segnalazioni (eterosessuali 41,2%; omosessuali 39,0%). I casi attribuibili a trasmissione eterosessuale sono costituiti per il 56,1% da maschi e per il 43,9% da femmine.

     

    UN CONVEGNO A ROMA

    Tra gli appuntamenti organizzati a Roma per fare il punto sulla situazione della diffusione del HIV e sui casi di AIDS nel Lazio e in Italia vi segnaliamo il convegno “World AIDS DAY 2019 – HIV oggi: cambiamento e resilienza” in programma sabato 30 novembre 2019 a partire dalle ore 09:00, presso il Centro Congressi - I.N.M.I . «L . Spallanzani » I.R.C.C.S in Via Portuense, 292.

    Previste nel corso della giornata anche una sessione dedicata all’analisi del contesto nazionale e regionale in base ai dati 2018 diffusi dal Sistema di Sorveglianza HIV nazionale ISS, con relazioni di  Alessandra Barca, Commissione regionale AIDS e di Enrico Giradi, INMI L. Spallanzani  e una tavola rotonda  di commento, che vedrà la partecipazione di Massimo Andreoni, Università Tor Vergata, Roberto Cauda, Università cattolica S. Cuore, Rosario Galipò, ANLAIDS Lazio, Massimo Marra, Circolo di cultura omosessuale Mario Mieli, Vincenzo Puro INMI – L. Spallanzani IRCCS.

     

    Per approfondire scarica il Report ISS completo

    Scarica la locandina di “World Aids Day 2019 – HIV oggi: cambiamento e resilienza”