• 24-04-2019

    Sanità digitale, arrivano nuove linee guida dall’OMS

    Ecco i dieci interventi di implementazione raccomandati per sfruttare al meglio le potenzialità della telemedicina

    In un quadro generale in cui la cronicità è destinata ad aumentare esponenzialmente, e l’Assistenza Domiciliare Integrata (ADI) si profila sempre più come nuova frontiera di cura, con conseguente sfoltimento dell’ospedalizzazione, l’Organizzazione Mondiale della Sanità ha stilato e pubblicato, lo scorso 17 aprile, una lista di dieci interventi volti ad implementare la potenzialità della sanità digitale e, di conseguenza, a rinforzare i servizi essenziali e a migliorare la salute dei cittadini.

    Si tratta di dieci modi in cui, secondo l’OMS, poter sfruttare il più costruttivamente possibile la tecnologia nell’ambito della sanità e, quindi, della telemedicina. Naturalmente, queste linee guida prevedono principalmente l’utilizzo di smartphone, tablet e computer, e rappresentano solo una parte dell’ampio spettro di possibilità, offerte dalla telemedicina e dalla progressiva digitalizzazione della sanità.

    Ciò nonostante, le dieci indicazioni coprono diverse tipologie e ambiti di applicazione, dalla segnalazione dello stoccaggio dei farmaci tramite notifiche alla gestione digitale dei certificati di nascita e di morte. Per ciascuna di esse, l’OMS fornisce la descrizione dettagliata, nel portale ufficiale dell’Organizzazione (clicca qui per approfondire).

    L’elenco è il seguente:

    1) Notifica del certificato di nascita tramite dispositivi mobili

    2) Notifica del certificato di morte tramite dispositivi mobili

    3) Segnalazione delle notifiche di stoccaggio e gestione dei prodotti farmaceutici tramite dispositivi mobili

    4) Telemedicina client-to-provider

    5) Telemedicina provider-to-provider

    6) Comunicazioni con target di pazienti mediante dispositivi mobili

    7) Supporto al decision-making degli operatori sanitari tramite dispositivi mobili

    8) Tracciabilità digitale dello stato di salute e dei servizi al cliente (digital tracking)

    9) Integrazione della tracciabilità digitale con il supporto di decision-making e le comunicazioni con pazienti target

    10) Training digitale per gli operatori sanitari tramite dispositivi mobili (mobile learning)

    Come si vede, la lista è eterogenea e copre un’applicazione abbastanza complessiva della telemedicina. Nelle parole del Direttore Generale dell’OMS Tedros Adhanom Ghebreyesus, “sfruttare il potenziale delle tecnologie digitali è essenziale per raggiungere la copertura sanitaria universale. In sostanza, le tecnologie digitali sono strumenti vitali per promuovere la salute, al servizio della sicurezza e dei soggetti più vulnerabili”.

    È naturale che, come evidenziato dall’Organizzazione stessa, i sistemi sanitari devono tenere in ferma considerazione l'incrementata accessibilità all'informazione. Parallelamente all’implementazione tecnologica, bisogna infatti assicurare alle persone che i loro dati sensibili sulla salute siano protetti e non accessibili a terzi, come ad esempio i dati che riguardano la sfera della sessualità e della riproduzione.

    Non solo: come dichiara il Dott. Garrett Mehl, esperto in innovazione digitale e ricerca dell’OMS, “il successo di un qualsiasi intervento di sanità digitale dipende fortemente dal contesto in cui si applica e da come è costruito. Perciò vanno sempre considerate le problematiche strutturali dei contesti in cui si applica, la presenza di infrastrutture, i bisogni di salute cui è indirizzato, e la facilità d'uso della tecnologia stessa”.

    Ma sebbene la sanità digitale non sia una “bacchetta magica”, “l'OMS sta lavorando per far sì che venga utilizzata nella maniera più efficace”, dice Bernardo Mariano, responsabile della comunicazione dell'Organizzazione. “Questo significa accertarsi e lavorare affinché diventi un valore aggiunto per gli operatori sanitari e per le persone che ne usufruiscono, tenendo conto delle limitazioni imposte dalle infrastrutture affinché vi sia un adeguato coordinamento”.

    (Fonte: QuotidianoSanità.it)