• 21-02-2019

    Si allunga la vita, ma cresce la cronicità

    Aumenta il numero dei malati cronici, insieme alle spese sanitarie. I dati dell’Osservatorio Nazionale sulla Salute.

    È del 15 Febbraio scorso, il focus dell’Osservatorio Nazionale sulla Salute nelle Regioni Italiane – con sede presso l’Università Cattolica di Roma – sulla condizione della cronicità in Italia.

    Le malattie, definite ‘croniche’ dall’Organizzazione Mondiale della Sanità, presentano sintomi che non si risolvono nel tempo e provocano un lento e progressivo deterioramento delle normali funzioni fisiologiche; vanno dalle cardiopatie, ai tumori, alle patologie gastriche o intestinali, neurologiche, muscolo-scheletriche, polmonari e in Europa sono causa di circa l'86% dei decessi.

    I dati contenuti nel Rapporto, estremamente accurato e approfondito, mostrano un quadro in costante aumento per quanto riguarda le patologie croniche.

     

    Se a fine 2018, infatti, i malati cronici erano ben 24 milioni di italiani – circa il 40% della popolazione nazionale -, più della metà dei quali in condizione di multi-cronicità (cioè i malati che sono affetti da più di una patologia cronica), le proiezioni dell’Osservatorio indicano che, tra 10 anni, il numero dei malati salirà a 25 milioni, con 14 milioni di multi-cronici.

    Questo si deve, da un lato, all’invecchiamento sempre maggiore della popolazione e all’aumento della sopravvivenza, quindi al prolungamento generale della durata della vita, dall’altro all’introduzione di nuovi interventi terapeutici, al miglioramento delle condizioni igienico-sanitarie e al mutamento delle condizioni ambientali.

    E se, paradossalmente, “l’aumento delle cronicità è anche un segno del successo del Servizio Sanitario Nazionale, come testimonia il tasso di mortalità precoce diminuito di circa il 20% negli ultimi 12 anni, passando da un valore di circa 290 a circa 230 per 10.000 persone”, spiega il Direttore Scientifico dell’Osservatorio Nazionale sulla Salute nelle Regioni Italiane Walter Ricciardi, è anche vero che la cronicità e la multi-cronicità rappresentano la spesa più ingente per il Sistema Sanitario Nazionale. Nel prossimo decennio, infatti, la spesa sanitaria per i malati cronici salirà fino a 71 miliardi di euro, dai 66,7 attuali.

    “Di fronte al quadro che si sta prospettando”, continua Ricciardi, “è necessario, oltre che un nuovo approccio sistemico per l’assistenza ai malati cronici, un cambio di passo delle politiche di prevenzione”, attraverso la promozione di stili di vita salutari e di prevenzione di secondo livello, cioè analisi periodiche per diagnosi precoci.

     

    NUMERI E DISUGUAGLIANZE

     

    Più nel dettaglio, il rapporto dell’Osservatorio indica, nella fascia d’età 45-74 e oltre, l’ipertensione come patologia cronica più frequente, con quasi 12 milioni di persone affette al 2028, seguita dall’artrosi/artrite, che interesserà 11 milioni di persone. A scendere, l’osteoporosi, con 5,3 milioni, il diabete – 3,6 milioni – e le patologie cardiache, con 2,7 milioni di malati.

     

    Le cronicità, inoltre, non colpiscono tutti allo stesso modo: importanti risultano in particolare le spiccate disuguaglianze di genere, territorio e livello culturale rilevate nel 2018, con le donne, gli abitanti del Sud e i cittadini con titoli di studio inferiori come categorie più a rischio.

    Tra donne e uomini il divario è di più del 5%: rispettivamente 42,6% e 37%, ancora più netto per la multi-cronicità, che colpisce il 25% delle donne a fronte del 17% degli uomini. La differenza si deve, per la maggior parte, alla struttura per età, che è tendenzialmente più anziana nelle donne.

     

    Per quanto riguarda il territorio, se la prevalenza più alta di almeno una malattia cronica si registra in Liguria – 45% della popolazione -, è la Calabria che ha il più alto numero di malati di diabete, ipertensione e disturbi nervosi, idem il Molise per i malati di cuore, la Sardegna per l’osteoporosi e la Basilicata per disturbi gastro-intestinali e bronchiali.

     

    Anche il livello culturale, poi, ha un’incidenza significativa sulla cronicità. I dati evidenziano infatti che le persone con un livello più basso di istruzione soffrono molto più frequentemente di patologie croniche rispetto al resto della popolazione, con un divario crescente all’aumentare del titolo di studio conseguito: la percentuale di persone con la licenza elementare o nessun titolo di studio che è affetta da almeno una patologia cronica è risultata pari al 56,0%, mentre scende al 46,1% tra coloro che hanno un diploma e al 41,3% tra quelli che possiedono almeno una laurea.

     

    (Fonte: osservatoriosullasalute.it)

     

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