• 26 giugno 2015

    Tumori, 9 uomini su 10 vincono quello della prostata

    Mortalità diminuita del 36% in 20 anni grazie a diagnosi precoce e trattamenti combinati

    Il tumore della prostata fa sempre meno paura. Nove uomini su dieci oggi superano la malattia

    Il tumore della prostata fa sempre meno paura. Nove uomini su dieci oggi superano la malattia. Dal 1995 la sopravvivenza è infatti nettamente migliorata grazie alla diagnosi precoce e ai nuovi trattamenti combinati (farmaci, chirurgia, radioterapia). La mortalità è diminuita del 36% in 20 anni. Questi sono i dati illustrati durante il XXV Congresso nazionale della Società italiana di urologia oncologica (Siuro) che si è concluso nei giorni scorsi a Roma.

     

    Con 36.000 nuove diagnosi l'anno, il carcinoma prostatico rappresenta il 20% di tutti quelli diagnosticati nell'uomo dopo i 50 anni di età, con un'incidenza maggiore soprattutto tra gli over 60. "È spesso presente in forma indolente, in circa il 30-40% dei pazienti - spiegano Giario Conti, presidente uscente Siuro e Riccardo Valdagni, presidente eletto - è caratterizzata da una crescita che può essere molto lenta e non in grado di provocare disturbi e ancor meno la morte. In questi casi è possibile adottare una strategia osservazionale come la sorveglianza attiva, tenendo sotto stretto controllo nel tempo il comportamento e l'evoluzione del tumore, riservando il trattamento chirurgico, radioterapico e farmacologico solo ai pazienti che ne abbiano bisogno. Il paziente viene quindi sottoposto a controlli trimestrali e programmati del Psa, a visite cliniche ogni sei mesi, a biopsie di riclassificazione dopo uno, quattro, sette e dieci anni dalla diagnosi".

     

    Eventuali esami aggiuntivi vengono proposti in relazione al risultato dei controlli. "In questo modo- aggiungono gli esperti - possiamo osservare il cancro e preservare la qualità di vita della persona malata, che i trattamenti attivi, soprattutto chirurgia e radioterapia, possono minare. Per i pazienti affetti da carcinoma in fase avanzata, metastatico e resistente alla castrazione, abbiamo poi una aumentata disponibilità di nuovi farmaci in grado di migliorare significativamente la sopravvivenza, che affiancano quelli chemioterapici. Oggi la sfida è capire quando e come utilizzare queste armi terapeutiche, in quali malati, con quale sequenza - concludono Conti e Valdagni - L'unica strada percorribile per raggiungere questo traguardo è l'approccio multidisciplinare; competenze diverse e complementari che concorrono insieme all'obiettivo comune, offrire più vita e più speranza ai propri pazienti".