• 11 maggio 2015

    Tumori, in Italia accesso in ritardo a farmaci innovativi

    Fino a 600 giorni di attesa dopo l'approvazione dell'AIFA. La denuncia arriva dagli oncologi dell'AIOM

    Dopo l'approvazione dell'AIFA, in alcune regioni, i malati di tumore devono attendere fino a 600 giorni  per ottenere i nuovi farmaci oncologici

    In alcune regioni italiane i malati di tumore devono aspettare anche 600 giorni dall'approvazione dell'AIFA (Agenzia Italiana del Farmaco) per ottenere i nuovi farmaci oncologici. Il dato è emerso durante il convegno nazionale sull'etica in oncologia promosso dall'AIOM (Associazione italiana di oncologia medica) e dalla Fondazione AIOM che si è concluso nei giorni scorsi a Ragusa. "L'etica non riguarda solo le scelte di cura e le decisioni di fine, ma anche le scelte, le strategie e le priorità del Sistema Sanitario Nazionale - spiega Carmine Pinto, presidente nazionale AIOM -. È necessario garantire a tutti pazienti le cure migliori in tempi rapidi, eliminando le differenze ancora presenti fra le regioni. Per questo, è necessario aprire il più ampio dibattito su appropriatezza prescrittiva, sostenibilità e diritto alle cure e, quindi, sul ruolo dei prontuari terapeutici regionali e sul rapporto valore/costo dei farmaci. Oggi si stanno affacciando nuove armi efficaci contro alcuni tipi di neoplasia e non possiamo privare i malati di queste opportunità terapeutiche”.

     

    Nel 2014 sono stati diagnosticati 365.500 nuovi casi di tumore nel nostro Paese e il 30-35% dei pazienti giunge alla diagnosi in fase avanzata di malattia. Con 40 strutture certificate dal 2005 al 2014, l'Italia è al primo posto in Europa per numero di centri accreditati dall'ESMO (Società europea di oncologia medica), che garantiscono l'integrazione precoce delle cure palliative con le terapie antitumorali. "Da un lato - prosegue Pinto - il numero di morti per tumore all'interno degli ospedali italiani continua a scendere del 10% ogni anno. Dall'altro aumentano i pazienti terminali assistiti a casa: sono stati 52 mila nel 2014, almeno il 30% in più rispetto agli anni precedenti. Ma le cure simultanee, che implicano l'integrazione tra terapie oncologiche e cure palliative dal momento della presa in carico del paziente con malattia metastatica, non sono ancora completamente realizzate nel nostro Paese. Richiedono infatti una più forte sinergia tra ospedale e territorio. I sintomi fisici correlati al cancro, insieme ai disagi psicologici, sociali e spirituali che subentrano nella evoluzione della malattia, condizionano in modo preponderante la qualità della vita del malato e del suo nucleo familiare. Non dobbiamo tralasciare il campo del valore dell'etica nella ricerca. La scelta degli obiettivi degli studi clinici - conclude il presidente dell'AIOM - dovrebbe partire sempre dal problema e non solo dal farmaco".