• 11 agosto 2017

    Umanità, umiltà e pazienza: la ricetta della dottoressa Cebanu

    Il responsabile medico della RSA Bellagio racconta il suo lavoro all'interno della struttura gestita da OSA

    Maria Cebanu, responsabile medico della Residenza Bellagio

    “La vecchiaia è come la cecità e noi dobbiamo aiutare i nostri ospiti ad orientarsi al buio e non fornire loro un paio di occhiali impossibili”. Maria Cebanu, responsabile medico della Residenza Bellagio, usa una metafora chiarissima per spiegare il senso della sua professione, che è quella di curare e assistere, in qualità di medico, gli anziani accolti nella RSA gestita dalla Cooperativa OSA. “Il nostro lavoro è una missione e per farlo sono indispensabili tre qualità: umanità, umiltà e pazienza. Tanta pazienza”, spiega ad OSA News Maria, che è originaria della Moldavia ma vive da 17 anni in Italia. Ha iniziato a lavorare nella Cooperativa nel 2007 come medico di reparto e dal gennaio 2016 è diventata responsabile medico a Bellagio.

     

    Un ruolo che coniuga attività clinica e responsabilità organizzative. “Considero molto importante il ruolo di reparto - racconta - perché il costante contatto con gli ospiti è indispensabile. Insieme ai colleghi, agli altri medici della RSA, cerchiamo di avere un rapporto collegiale e di essere presenti per i pazienti. Il nostro obiettivo è sempre quello di far vivere la Residenza Bellagio non solo come un luogo di cura ma anche come un luogo di vita”. 

     

    Un lavoro da svolgere ogni giorno tenendo a mente un solo obiettivo: la salute di chi viene assistito. “È indispensabile valorizzare l'identità della persona: la sua storia personale, i suoi legami affettivi, le sue aspettative, i suoi interessi. Dobbiamo aiutare ogni ospite a ritrovare pezzi di significato della sua vita, accompagnandolo in una traiettoria di senso molto complessa. È necessario fondare la nostra azione, a qualsiasi livello si intervenga, attribuendo priorità assoluta a tutto questo: nel nostro modo di parlare, di agire e reagire, nelle nostre scelte pratiche, la nostra azione in primo luogo deve puntare a risvegliare il piacere di vivere in coloro che si affidano a noi, accettando le nostre cure. Dobbiamo trasmettere ai pazienti il nostro piacere di prenderci cura di loro”.

     

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