• 30 m,aggio 2016

    Un sabato alternativo per un gruppo di assistiti e di operatori OSA

    L'incontro al parco della Tenuta della Mistica. Monica: 'Pagherei per ridere dalla mattina alla sera'

    Alcuni momenti della giornata trascorsa al parco della Tenuta della Mistica

    È stato un sabato diverso, quello appena trascorso (28 maggio 2016), per alcuni assistiti e operatori della Cooperativa OSA che hanno vissuto un’intera giornata all’interno del parco della Tenuta della Mistica, ospiti dell’Associazione Volontari Capitano Ultimo Onlus.
     

    Un gruppo misto, insolito, formato da 5 assistiti del servizio HIV accompagnati da 3 assistenti domiciliari; una mamma con 5 figli e un ragazzo del Mali che vivono nel Centro di pronta accoglienza di Ferentino accompagnati da due operatrici e 8 utenti di Casa Vittoria accompagnati da un’operatrice.
     

    Ad organizzare l’iniziativa i coordinatori dei diversi servizi che, nonostante le difficoltà, sono riusciti a riunire tante persone. Punto di riferimento invece della giornata Pino Taddeo, lo psicologo OSA, che ha spiegato lo spirito di questo incontro: “Permettere agli assistiti di conoscersi, fare gruppo e trascorrere del tempo insieme a contatto con la natura e con gli animali”.
     

    Tante le storie e le diverse esperienze che si sono incrociate in questa calda e assolata giornata di fine maggio: tutte accomunate dalla voglia di sorridere alla vita e di stare bene con se stessi e con gli altri.
     

    La prima a raccontarsi è stata Monica, che nella sua prima vita era un’OSS proprio come chi oggi è al suo fianco per sostenerla, per accompagnarla a fare terapia in ospedale e farle assistenza domiciliare. È malata di HIV da tantissimi anni ma ha sempre trovato la forza di reagire. Ha un viso dolce, segnato dalla sofferenza fisica e psicologica ma non molla. Ha perso il suo compagno, con cui ha convissuto a Milano per 11 anni dove si era trasferita per curarsi, da poco più di un anno e così ha scelto di tornare a Roma dove è nata e dove vive sua madre.
     

    “Oggi ho una vita sociale pari a zero - sospira Monica -. Pagherei per ridere dalla mattina alla sera. Vivo in un quartiere che non mi piace. Non ho un amico. I miei amici sono gli operatori. Prima di trasferirmi a Milano ero già seguita da OSA e sono felicissima di aver ritrovato delle persone eccezionali che sanno starmi vicina, nonostante il mio carattere. Per dieci anni ho fatto meditazione, ho scelto di diventare vegetariana e seguire un’alimentazione corretta mi sta aiutando molto. Con la morte del mio compagno ho di nuovo perso il mio centro. Non uscivo da casa da una settimana e sono felice di essere qui in mezzo ad altre persone, nonostante sia una fatica per me stare tante ore fuori. Ora ho una gattina a cui badare e nei momenti tristi mi è di grandissimo conforto”.
     

    A fianco a Monica, c’è Marina. Anche lei è una donna che ha sofferto molto ma oggi è una persona nuova. La vita l’ha messa tante volte a dura prova, prima con la malattia, poi con la morte di uno dei due figli e poi con il coma dell’altra figlia. “Ora sto bene di corpo e di spirito! Sono serena! Devo pensare ai miei nipoti che mi danno tutti i giorni la forza di andare avanti!”.
     

    Alle storie degli utenti si alternano quelle degli operatori che si sono resi disponibili a trascorrere una giornata insieme agli assistiti, nonostante il giorno di riposo. Un gesto che conferma la sensibilità di queste persone che oltre a essere dei professionisti possiedono anche grandi doti umane.
     

    Francesco lavora per la Cooperativa da un anno, come operatore domiciliare per il Servizio HIV. “È importante che con l’utente ci sia da subito empatia e che oltre all’assistenza sociale e di base, si trovino interessi in comune di cui parlare come la musica, ad esempio, in modo che le ore da trascorrere insieme siano piacevoli e stimolanti”.
     

    Invece Patricio lavora per OSA da 14 anni. È originario dell’Ecuador e oggi fa servizio di accompagno. Prima lavorava nell'assistenza sanitaria a Latina e, poi, nel 2010 è stato trasferito a Roma come autista, sempre per la Cooperativa. “Quando sono arrivato in Italia avevo 23 anni. È stato difficile ambientarmi. Ero solo e ho fatto tanti lavori diversi, dal muratore al domestico. Poi nel 2001 ho preso il diploma come assistente domiciliare e poi come OSS e ho trovato la mia dimensione. Sono felice del mio lavoro e della mia vita”.
     

    Storie di vita e di quotidianità che si sono intrecciate in un giorno come tanti ma reso speciale dalla voglia di stare insieme. Come ricorda sempre Capitano Ultimo “questo luogo è nato per dare la possibilità di stare tranquilli, di godere del silenzio e di stare bene” ed è proprio quello che è successo all’insolito gruppo di assistiti e di operatori OSA.