• 29-10-2018

    Vite spezzate l'osteoporosi colpisce 4 milioni di italiani

    In occasione della giornata mondiale, presentato un rapporto della FIRMO-IOF sulla malattia

    Nel 2030 l'osteoporosi costerà al nostro SSN quasi 12 miliardi di Euro

    Nel 2017 si sono verificate 560 mila nuove fratture ossee da fragilità in Italia (l’osteoporosi ad esempio, che nel 2015 ha colpito 3,2 milioni di donne e 800 mila uomini). I costi per il nostro SSN, che lo scorso anno hanno raggiunto i 9,4 miliardi, entro il 2030 arriveranno a 11,9 miliardi. Questo tipo di fratture rappresentano un grave ostacolo all’invecchiamento in buona salute. Si tratta infatti di una patologia cronica dagli alti costi sociali: tempi lunghi per le cure e la riabilitazione, alta recidiva. Le previsioni indicano un aumento dei casi entro il 2030 nel nostro Paese del 22,4 % dovuto soprattutto al raggiungimento dell’età critica delle fatture da parte dei nati durante il ‘ boom delle nascite’ degli Anni Sessanta.

     

    Questi ed altri dati sono contenuti nell’ultimo rapporto Firmo (Fondazione italiana sulla ricerca delle malattie dell’osso) e IOF (International Osteoporosis Foundation) “Ossa spezzate, vite spezzate” realizzato in occasione della giornata mondiale dell’osteoporosi che si è celebrata in tutto il mondo il 20 ottobre 2018.

     

    L’osteoporosi colpisce 4 milioni di italiani, il 23,1% delle donne e il 7% degli uomini, oltre i 50 anni di età, compromettendone fortemente l’autonomia e la qualità della vita.

     

    Nel report sono messi a confronto sei Paesi europei: Francia, Germania, Spagna, Svezia, Regno Unito e Italia. Un dato che accomuna tutti questi Paesi è che il numero dei casi di frattura è destinato ad aumentare a causa del progressivo invecchiamento della popolazione.

     

    In seguito a una frattura da fragilità, è cinque volte più probabile che i pazienti subiscano una seconda frattura entro i successivi 2 anni.  Nonostante questo, gli studi rilevano che il 75% dei pazienti anziani non riceve un trattamento farmacologico per l’osteoporosi in seguito a una frattura importante, ad esempio come quella del femore. Questa enorme lacuna terapeutica non riguarda solo l’Italia, ma si osserva uniformemente in tutta Europa, a dimostrazione della scarsa importanza data alle fratture da fragilità fino a oggi.

     

    Le fratture da fragilità tuttavia possono essere prevenute, ma la loro gestione è stata a lungo trascurata, nonostante i massicci costi a carico del Sistema Sanitario, sottolinea il rapporto. L’onere associato alle fratture da fragilità in Italia, cioè l’indice che accomuna la perdita di aspettativa di vita e le spese sanitarie, supera infatti quello riferito a molte altre patologie croniche o maggiormente debilitanti come la broncopneumopatia cronica ostruttiva (BPCO), l’ictus ischemico, la cardiopatia ipertensiva o l’artrite reumatoide.

     

    Nella ricerca vengono anche proposte alcune azioni urgenti per rendere efficaci le nostre politiche sanitarie in materia di osteoporosi:

     

    • Assegnazione di priorità alle risorse disponibili per le sottopopolazioni a rischio di fratture successive;

    • Definizione di percorsi chiari per la gestione dei pazienti in seguito a una frattura da fragilità iniziale;

    • Maggiore utilizzo dei dati disponibili per quantificare e ridurre i costi di ospedalizzazione associati alle fratture;

    • Campagne per sensibilizzare i pazienti e incoraggiare un coinvolgimento proattivo nell’assistenza sanitaria.

     

     

    Scarica il rapporto completo