• 18 settembre 2020

    A Sezze una testimonianza dell’impegno dei professionisti OSA

    Dal responsabile della Casa della Salute un encomio rivolto agli infermieri e agli OSS della Cooperativa in servizio all’UDI per il lavoro svolto nel periodo del COVID

    I professionisti OSA dell'UDI Sezze hanno ricevuto un encomio per il loro lavoro durante il periodo emergenziale dovuto al COVID

    Una testimonianza viva e concreta della professionalità e del lavoro portato avanti dai soci lavoratori di OSA, infermieri e operatori sociosanitari, durante il periodo terribile del COVID-19. Siamo a Sezze, in provincia di Latina, e dal 23 marzo l’Unità di Degenza Infermieristica (UDI) della Casa della Salute diventa temporaneamente reparto di “medicina no COVID” in seguito al trasferimento nella struttura di alcuni posti letto dell’ospedale Santa Maria Goretti del capoluogo pontino, impegnato nella lotta contro il virus. Sono mesi difficili, di attenzione, premura, impegno e lavoro, che si protrarranno fino al 12 luglio. Per tutto quel periodo i professionisti OSA dell’UDI Sezze lavorano fianco a fianco con i medici del nosocomio di Latina. Nei mesi difficili dell’emergenza sanitaria il dott. Giovanni Zeppieri, responsabile della Casa della Salute, i suoi colleghi, Francesca Messina, Ida Ciamarra, Arcangelo Maietta, la caposala della Casa della Salute, Anna Ciarlo e la caposala OSA, Patrizia Punzo fanno letteralmente squadra con gli infermieri della Cooperativa Milena Ferrara, Toni Lawson, Marco Bersani, Franco Sabatino, Stella Benedetta, con gli OSS Alberto De Meo, Ana Nunez, Concetta Noce, Angela Coia, Cinzia Cardarelli, Nadia Mauti, Pasquale Molinari ed Elena De Prospero. Insieme per combattere un nemico invisibile.

     

    È lo stesso dott. Zeppieri a scrivere, qualche settimana fa, nei giorni successivi alla fine della fase critica, una lettera di ringraziamento alla Direzione Sanitaria di OSA per complimentarsi delle attività svolte e della professionalità mostrata dall’équipe coordinata da Alessandra Masi, 37 anni, da 6 alla guida di un team composto da infermieri e operatori sociosanitari.

     

    Professionisti della salute che gestiscono l’UDI e assicurano a pazienti a bassa intensità di cura una tipologia di assistenza che integra il ricovero ospedaliero, le cure domiciliari o residenziali. Di fatto, la struttura interna alla Casa della Salute di Sezze rappresenta un punto importante nella rete territoriale in un distretto, quello dei Monti Lepini, che copre un territorio molto vasto. “Durante il periodo del COVID”, spiega la coordinatrice Alessandra Masi, “abbiamo collaborato con i medici dell’ospedale di Latina, figure professionali a cui di norma non siamo abituati quando siamo in turno. Solitamente, infatti, sono previsti accessi programmati con la presenza dei medici, mentre il presidio dell’UDI, per la sua tipologia di assistenza, è affidato ai soli infermieri e OSS. Quando ci siamo trovati nella fase emergenziale della pandemia, il livello assistenziale è stato molto alto e siamo stati supportati dal dott. Zeppieri e dalla caposala Anna Ciarlo. È stata un’esperienza umana e professionale molto significativa e di questo devo ringraziare OSA che mi ha affidato un incarico così importante e formativo per il mio profilo professionale. In particolare, desidero esprimere gratitudine per il direttore sanitario della Cooperativa, Francesco Giuffrida, il Risk Manager, Daniele Palumbo e per la Capocommessa, Alessandra Ludovisi, che come sempre ci sono stati vicini e ci hanno supportato quotidianamente”.

     

    Il gruppo coordinato da Alessandra gestisce pazienti non autosufficienti, con una pregressa malattia acuta dimissibile dall’ospedale o affetti da malattie cardiocircolatorie, respiratorie e metaboliche. Si tratta di un servizio particolarmente indicato per rispondere, ad esempio, alle necessità di chi ha patologie croniche le cui condizioni non richiedono un ricovero. “Prevalentemente”, dice la coordinatrice dell’UDI, “il paziente viene stabilizzato dopo ricovero ospedaliero e mandato da noi. L’UDI è una testimonianza di come le cure di prossimità sul territorio possano funzionare bene valorizzando il ruolo delle cure infermieristiche”.