• 8 aprile 2020

    Covid-19, il modello di OSA per un'assistenza vicina alle famiglie

    Con l’emergenza Coronavirus si sta sperimentando l'integrazione sanitaria nei territori tra pubblico e privato che la Cooperativa OSA auspicava da tempo

    L'ambulatorio mobile OSA del Progetto Nontiscordardimé impiegato per la mappatura dei positivi al Covid-19 nelle zone rosse di Roma e provincia

    Negli ultimi due giorni ancora una volta l’attenzione di grandi testate giornalistiche nazionali (Agorà, Dimartedì, Mi manda Rai Tre) si è concentrata su attività in cui OSA è protagonista. Andare in tv non è, di per sé, motivo di vanto. Da settimane i professionisti della Cooperativa vengono cercati e interpellati per raccontare ed illustrare quanto OSA sta portando avanti nella lotta alla pandemia da Coronavirus. È il caso del Lazio. A Nerola, Contigliano, Roma, nelle zone rosse dove il contagio del Covid-19 è aggressivo con la popolazione, sta accadendo qualcosa di importante che, nonostante l’urgenza dettata dal momento storico, non va sottaciuta e neppure sottovalutata.

     

    In queste zone, e proprio in queste ore, si sta sperimentando un modello di integrazione tra sistema sanitario pubblico e territorio. Qui ed ora, per fronteggiare il COVID-19, ospedali (lo Spallanzani), medici di famiglia e erogatori di assistenza sociosanitaria (OSA) cooperano in un sistema che appare virtuoso ed efficace fin dai primi vagiti. Utilizzando unità mobili ambulatoriali medici, infermieri e operatori socio-sanitari raggiungono oggi direttamente nei luoghi del contagio le popolazioni in difficoltà coinvolgendo tutti gli attori dell’assistenza sanitaria per effettuare tamponi e analisi ematiche e mappare lo sviluppo dell’epidemia in stretto contatto telematico con i ricercatori dell’Istituto Spallanzani. Si tratta di un grande passo in avanti verso una medicina di prossimità in grado di non lasciare mai soli gli ammalati e le loro famiglie.

    Immaginare che gli interventi di assistenza sanitaria, in ragione della rivoluzione demografica causata dal costante aumento dell’aspettativa di vita, debbano indirizzarsi direttamente verso i territori, rafforzando soprattutto l’assistenza primaria domiciliare e investendo sulla telemedicina, costituisce un nuovo paradigma messo in campo con successo in questi giorni per rispondere ai bisogni di salute della comunità.

     

    Non è un’idea nata ieri. OSA, ad esempio per bocca del Presidente Giuseppe Milanese, da anni chiede a gran voce che si persegua questa strada. E per anni è sembrata la voce di uno che gridava nel deserto.

    Forse qualcosa sta cambiando: quando la bufera si sarà placata, si capiranno meglio le intenzioni - e la rotta - di chi dovrà guidare la nave Italia.

     

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