• 1 giugno 2020

    Covid, Milanese: più assistenza domiciliare per limitare i contagi

    Il presidente di OSA e di Confcooperative Sanità al quotidiano La Repubblica: serve modello integrato tra ospedali, cooperative, medici di base e farmacie. Nel Lazio ciò ha permesso di affrontare meglio l'epidemia

    Il presidente di OSA e di Confcooperative Sanità, Giuseppe Milanese, è stato intervistato dal quotidiano La Repubblica

    L’Italia non ha mai sviluppato un reale sistema di assistenza extraospedaliera e domiciliare. E il Covid ha colpito duro soprattutto gli anziani. Ma il Lazio ha puntato a coinvolgere medici di famiglia e cooperative sanitarie e ciò ha permesso di affrontare meglio l’epidemia”. È quanto ha affermato il presidente di OSA e di Confcooperative Sanità, Giuseppe Milanese, in un'intervista rilasciata oggi sulle pagine romane del quotidiano La Repubblica.

     

    L’assistenza domiciliare serve a limitare i contagi. Chi l’ha sviluppata di più?

    Il Lazio. Da quest’anno ha sviluppato un sistema di accreditamento per cui l’assistenza domiciliare viene affidata a soggetti con requisiti e non più con gare d’appalto: c’è una lista di soggetti accreditati, divisi per competenze, a cui ognuno può rivolgersi tramite la Asl. È stato uno dei punti di forza per limitare i contagi nel Lazio ma deve essere potenziato.

     

    In caso di nuovi contagi?

    Bisogna ripensare il sistema assistenziale a domicilio creando un coordinamento a livello locale e nazionale fra medici di base, cooperative e farmacie, che non devono solo vendere ma erogare servizi assistenziali di base. Le Rsa non possono essere contenitori di anziani, chi non ha risorse rimane emarginato da questo sistema che è vulnerabile. E c’è comunque un gap fra nord e sud dove l’anziano è lasciato solo.

     

    E nel Lazio?

    Anche nel Lazio va ripensato il modello con sistemi di cura integrati che partono dall’ospedale fino a casa e le Rsa: gli anziani devono poter accedere alle professionalità degli ospedali.

     

    Come deve essere il modello?

    Integrato fra sociale e sanitario, in sinergia fra ospedali e cooperative o imprese no profit. Ora le famiglie sono costrette ad affidarsi alle Rsa o a lasciare gli anziani in casa in mano a badanti. Il risultato a livello nazionale è disarmante: più del 50% degli anziani non ha assistenza domiciliare sociale e sanitaria, siamo tra gli ultimi in Europa. In Italia solo il 2,7% ha assistenza domiciliare integrata, nel Lazio siamo intorno al 2% anche se la Regione ha iniziato a puntare sull’assistenza domiciliare. Ma deve potenziarlo se vuole combattere il Covid: può diventare una opportunità.

     

    Avete messo in sicurezza le zone rosse in Lombardia e Lazio. Che situazione avete trovato nelle Rsa?

    Molto precaria, paura e disorientamento fra gli ospiti e gli operatori il cui numero a causa dei contagi era diminuito per cui c’è stato un momento di carenza assistenziale. A Frosinone abbiamo portato la spesa agli anziani e a Latina gestito i bambini a distanza con i nostri educatori.

     

    Contro il Covid serve assistenza sanitaria e solidarietà?

    I bisogni dell’anziano vanno affrontati con cure che comprendono anche l’aspetto sociale.