• 17 giugno 2020

    Cure primarie, Ocse: il futuro è nei team di professionisti sanitari

    Secondo l'organizzazione è necessario sviluppare l'integrazione tra medici, infermieri, farmacisti e operatori sanitari. Un modello auspicato da anni da OSA e da Confcooperative Sanità

    La copertina del report Ocse sull'assistenza primaria intitolato Realising the Potential of Primary Health Care

    Cure primarie: il futuro è nei team con differenti figure professionali, tra cui medici, infermieri, farmacisti e operatori sanitari, perfettamente integrati tra di loro e in grado di offrire ai cittadini servizi di assistenza specializzati anche grazie all'uso della tecnologia digitale. È la fotografia scattata dall'Ocse, l'Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico, nell'ultimo report intitolato Realising the Potential of Primary Health Care.

     

    Nel documento si evidenzia come “il futuro dell'assistenza sanitaria di base riguarderà nuovi modelli di assistenza diversi dal medico singolo che lavora isolato rispetto ad una rete di servizi”. Secondo l'organizzazione, infatti, è necessario mettere in campo “nuove configurazioni di assistenza, che ospitano più professionisti con competenze avanzate che lavorano in gruppo”. Un modello che oltre a garantire migliori cure ai cittadini, è in grado di portare alla diminuzione dei ricoveri inappropriati all'interno dei Pronto Soccorso (in Italia si calcola siano 1 su 5).

     

    Per garantire cure a misura di cittadino, secondo il report dell'Ocse, bisogna investire per “incoraggiare l'assistenza sanitaria di base a lavorare in team e concentrarsi sulla prevenzione e la continuità delle cure, in particolare per i pazienti con malattie croniche”.

     

    In questo scenario, un ruolo chiave l'ha giocato anche la pandemia scatenata dal COVID-19 “che ha, in molti casi, accelerato l'implementazione di innovazioni promettenti nell'assistenza sanitaria primaria per giungere una trasformazione a livello di sistema delle cure. In effetti, l’epidemia da Coronavirus ha stimolato molti innovazioni e sviluppo di pratiche a livello nazionale e locale, come l'espansione del ruolo di infermieri e farmacisti accanto a soluzioni digitali per monitorare lo stato di salute, facilitare l'accesso alle cure e l'utilizzo delle infrastrutture di informazione sanitaria per la sorveglianza delle malattie. Promuovere la continuità di queste pratiche e la loro più ampia adozione è fondamentale per rendere i sistemi sanitari più resistenti alle crisi sanitarie”.

     

    “Quanto descritto nel rapporto dell'Ocse è il modello che auspichiamo e proponiamo da anni con Confcooperative Sanità: un sistema che metta insieme cooperative socio sanitarie, medici di base e farmacie dei servizi per dare ai cittadini l'assistenza di cui hanno bisogno, in maniera sussidiaria al Servizio Sanitario Nazionale”, è il commento del presidente di OSA e di Confcooperative Sanità, Giuseppe Milanese, che aggiunge: “Mai come in questo momento, è necessario ripensare il sistema dell'assistenza primaria, individuare percorsi territoriali che vadano oltre l'ospedale. L'emergenza COVID-19 ha dimostrato che è possibile farlo e che è possibile costruire reti per garantire cure migliori alle persone”.

     

    Scarica e leggi il report dell'Ocse (fonte quotidianosanita.it)