• 26 febbraio 2020

    Giuseppe Milanese interviene a Diversamente cooperativi

    Il presidente di Confcooperative Sanità e di OSA: la cooperazione è portatrice di un modello vincente

    Il Presidente Milanese durante il suo intervento

    Il presidente di Confcooperative Sanità e di OSA, Giuseppe Milanese, è intervenuto questa mattina a "Diversamente cooperativi", l’Assemblea di Confcooperative Abruzzo, in corso di svolgimento al Museo Mumi di Francavilla al Mare, che rappresenta un importante momento di incontro e di confronto su temi sociali legati al mondo cooperativo, sul fronte nazionale e regionale. 

     

    Denso e lungo l’intervento di Giuseppe Milanese, intitolato "Curare il Paese avendo cura delle persone", che si è articolato sul ruolo della cooperazione "portatrice di un modello vincente" da un punto di vista sociale e sociosanitario, capace di "fare sistema" per soddisfare i bisogni di salute delle persone. 

     

    L’IMPORTANZA DELLA COOPERAZIONE COME VALORE UMANO E SOCIALE: LE 5 'R'

     

    "Negli anni in cui abbiamo iniziato, vedevamo le persone morire prima, peggio e costare di più. Eppure, non avemmo paura: ci appellammo alle regole chiare, ai protocolli e soprattutto ad una regia di Stato. E questa è la prima 'R' di cui bisogna sottolineare la necessità. Una regia unica che definisca le regole, e questa è la seconda 'R'. Ci vennero dati i protocolli e cominciammo ad assistere le persone con AIDS mentre tutti ci davano dei pazzi. Che significa questo, alla luce di 35 anni di attività? Che la logica cooperativa è assolutamente la migliore logica con cui si possano affrontare tutti gli argomenti e le situazioni che riguardano i bisogni delle persone e quello che oggi chiamiamo 'ambito sociosanitario'. È importante sottolineare che oggi i bisogni non sono solo sanitari: c'è tanto bisogno, ugualmente e parallelamente, di sociale

     

    La logica cooperativa serve anche a risolvere un problema costante del nostro Paese: la diseguaglianza, che va affrontata direttamente. E il modo che noi conosciamo è quello di ragionare in termini cooperativi, non competitivi - in questo modo, come Cooperativa possiamo intervenire efficacemente sulla disuguaglianza. 

     

    Un’altra 'R' importante: le reti. Territoriali, sociali, sanitarie. Perché dove si forma al meglio un medico, un professionista che entra nelle case, se non in un sistema che garantisca una rete sociale e sanitaria? Le reti fra professionisti sono un humus decisivo, per la nostra realtà e quindi per tutte le persone che si affidano a noi. E poi è necessario definire i ruoli, tenere presente cosa possono fare il profit e il no profit. 

     

    Un'ulteriore, l’ultima 'R': quella del rigore. Rigore cui tutti i giorni ci atteniamo e con cui tutti i giorni lavoriamo. Noi vogliamo e siamo pronti ad essere misurati in termini di outcome, di efficacia che portiamo nell’assistenza alle persone, che non è solo sanitaria, ma umana. Dobbiamo lavorare nel costruire un sistema, insieme ai medici di famiglia, alla farmacia dei servizi: se ci riusciamo, potremmo creare una rete infallibile".

     

    SUL COVID-19

     

    "Prima o poi, rispetto alla situazione esterna e a quelle che sono le grandi problematiche, senz'altro il Coronavirus passerà. Si dissolverà pian piano come le altre, recenti forme virali che abbiamo visto prendere piede negli ultimi anni. Bisogna però chiedersi: nel Paese, e del Paese, cosa resta?

     

    Con il nostro sistema cooperativo stiamo facendo più di qualcosa a riguardo: noi oggi siamo nelle case delle persone nelle zone rosse. I nostri operatori sono direttamente e senza mezze misure nelle case. Questo, che silenziosamente facciamo ogni giorno, dobbiamo riuscire a raccontarlo di più. Non bisogna più lavorare in silenzio. Noi siamo l’articolo 45 della Costituzione: 'Lo Stato promuove la Cooperazione'. Occorre riacquistare questa consapevolezza, quella di essere portatori sani di un valore unico, che è la cooperazione. A rischiare un'infezione, come negli anni '90, nelle case delle persone ci siamo noi. Perché abbiamo deciso che l’utile finale non è neanche lontanamente il motivo per cui ci alziamo e lavoriamo tutte le mattine. L’umanità è la nostra vita di ogni giorno, e noi abbiamo la responsabilità di rappresentarla costantemente". 

     

    LA CENTRALITÀ DEL TERRITORIO

     

    "Le Gare sull’assistenza domiciliare devono finire. Dobbiamo dare forza, con le giuste regole, al territorio: investire, con l’accreditamento e oltre le Gare, sul territorio stesso. Lo Stato deve programmare e controllare, ma in mezzo dobbiamo esserci noi come realtà cooperativa. Noi come realtà mediana tra società e sanità. Perché nell’abbracciare un anziano che sta morendo, nell’assistere le persone con umanità: lì, non dove ci sono l’utile o il capitale, c’è la cooperazione"ha ricordato il presidente di Confcooperative Sanità e di OSA.

     

    "In Abruzzo, il nostro impegno va nella direzione di fare sistema valorizzando la cooperazione sanitaria e sociosanitaria presente, per arrivare con i nostri professionisti nelle comunità e nei borghi più lontani e che più ne hanno bisogno. È quello che sappiamo fare e siamo già pronti a dare il nostro contributo. È una sfida che crediamo solo la cooperazione possa cogliere con serietà e competenza".

     

    LE COOPERATIVE DI COMUNITÀ

     

    "In questa Regione, voi state costruendo una grande rete cooperativa, la Cooperativa di Comunità. Un modello in cui anche le nostre cooperative sociosanitarie si potranno e dovranno integrare: perché noi nasciamo per gli altri, per nient’altro che non sia la prossimità umana.Sono l’ascolto e l’azione per il bisogno di umanità e non solo che hanno prevalso, che hanno vinto, già 35 anni fa: che ci hanno portati fin qui. E in Italia, se c’è una cosa che non manca e non mancherà, sono i bisogni cui porgere assistenza", ha concluso Milanese.