• 6 maggio 2020

    I miei nonni non li lascio mai soli

    Gianfranco, OSS del servizio ADI OSA a Palermo, ci racconta come si svolge il suo lavoro in tempo di Coronavirus

    Gianfranco, 27 anni, lavora come OSS del servizio ADI OSA a Palermo

    Gianfranco ha 27 anni ed è un operatore sociosanitario del servizio ADI di OSA a Palermo. È uno dei professionisti della Cooperativa che, in tutta Italia, ogni giorno entrano nelle case delle persone, si prendono cura di loro, aiutandole a svolgere ogni tipo di attività quotidiana, spesso rappresentando un supporto per le famiglie.

     

    La sua è una testimonianza importante in questo difficile periodo emergenziale che ora è appena entrato nella seconda fase, ma è anche una testimonianza bella di come questo ragazzo, al pari di tanti altri operatori OSA nelle case e nelle strutture gestite dalla Cooperativa da nord a sud, affronti con determinazione ed entusiasmo, professionalità e dedizione, il proprio lavoro al fianco degli assistiti.

     

    “L'atmosfera che percepiamo nelle abitazioni dei nostri pazienti è cambiata da quando la pandemia è diventata via via più complicata”, esordisce Gianfranco, “si toccano con mano incertezza e preoccupazione e mancano i sorrisi e la voglia di scherzare. I famigliari specialmente vogliono avere consigli su come comportarsi nella pratica quotidiana e nella gestione della malattia, ma soprattutto vogliono avere conforto”.

     

    Per tutta la chiacchierata definisce i suoi assistiti “nonni”. “Per me sono come dei nonni e io sono un nipote che si prende cura di loro con attenzione certamente ma anche buon umore”, afferma. Una missione che Gianfranco assolve tutti i giorni, operando nelle case delle persone in totale sicurezza e seguendo tutti i protocolli che OSA ha messo in campo per tutelare la salute di tutti i suoi assistiti e professionisti. “Inizialmente è stato difficile trasmettere la solita fiducia e la tranquillità con la mascherina stretta sul viso. I primi tempi sembravamo quasi dei marziani, ora piano piano la cosa si sta normalizzando pur restando una situazione complessa”.

     

    “Più volte nel corso di un intervento mi era capitato di fare una partitina a carte con l’assistito: un modo semplice e diretto per entrare con lui in empatia e sviluppare una relazione. Ora è più complicato farlo”, sottolinea ancora l'OSS palermitano. “Le persone che assisto sono le più esposte al contagio per le condizioni di salute e per l’età. Bisogna concentrare i contatti ai trattamenti più importanti come l’igiene o le terapie e, soprattutto, mantenere in ogni circostanza una modalità operativa che garantisca la piena sicurezza di tutti. E allora per trasmettere fiducia magari faccio più semplicemente una battuta o racconto una storiella divertente che mi è capitata”.

     

    Insomma, in tempo di Coronavirus la vita è cambiata per tutti, operatori, assistiti e famiglie. I rapporti umani in qualche modo ne possono risentire. Ma per Gianfranco bisogna essere ottimisti e sapere che tutto questo passerà anche se ci vorrà del tempo e un po’ di pazienza.

     

    Quando ti vedono operare con mascherina, camice, guanti e gli altri DPI, alcuni assistiti tradiscono una certa paura. Si preoccupano, domandano se è tutto a posto. Anche perché i parenti sono informati, ma i nonni allettati hanno meno il polso della situazione. Stamane un mio paziente molto anziano e sofferente per una brutta piaga da decubito che gli infermieri dall'équipe stanno curando, mi ha chiesto addirittura di togliermi la mascherina. Mi ha confessato che gli mancava il mio sorriso. Con altri, invece, è molto più semplice dato che vedono la televisione e leggono i giornali e quindi sono più informati. Capiscono che la situazione è difficile e che bisogna prestare grande attenzione quando siamo insieme ad altre persone, perché ognuno di noi involontariamente può trasmettere il contagio. Anzi a me che sono giovane, magari scherzando, ma neanche troppo, mi invitano a non uscire di casa e stare sempre in guardia”.