• 18 novembre 2020

    Il Covid per i nostri assistiti è diventata un'importante occasione di crescita

    La testimonianza dell’operatrice OSA Sonia Monteverdi del Centro diurno ‘Salvatore Minenna” di Latina

    Foto di gruppo per assistiti e operatori OSA del turno mattutino presso il Centro diurno ‘Salvatore Minenna’ di Latina

    “Questi mesi di convivenza con il Covid sono stati molto duri soprattutto per i nostri assistiti che hanno dovuto fare fronte a difficoltà e disagi che hanno messo a dura prova la loro capacità e attitudine al cambiamento”. A parlare è Sonia Monteverdi, operatrice OSA da diversi anni in servizio al Centro diurno ‘Salvatore Minenna’ di Latina.

     

    “Principalmente lavoriamo sulla relazione sia interpersonale che all’interno del gruppo”, spiega Sonia Monteverdi, “con alcuni di loro ci concentriamo sulle abilità residuali, con altri facciamo potenziamento in modo da permettere loro di acquisire innanzitutto regole condivise di comportamento e aiutarli a gestire le proprie emozioni. Il gioco e le attività manuali sono gli strumenti principali che utilizziamo per stimolare la creatività e migliorare la loro capacità di attenzione e l’autostima.”  

     

    Piccoli gruppi con gli stessi operatori, sanificazione continua, attrezzature di lavoro personalizzate, distanziamento, uso corretto dei dispositivi di protezione, protocolli mirati nei diversi setting operativi, sono i principali accorgimenti adottati in questi mesi da OSA nella struttura e che hanno consentito di reggere l’urto dell’ondata pandemica.

     

    “Da quando sono entrate in vigore le norme sul distanziamento sociale e i protocolli anti-Covid, la vita di queste persone fragili, anche all'interno del Centro diurno, ha subito un drastico cambiamento. Da un giorno all'altro i normali gesti e le consuete abitudini della quotidianità sono diventati motivo di grave pericolo per sé e per gli altri. Stare vicini uno accanto all’altro, abbracciarsi, salutarsi stringendosi la mano, accarezzarsi, scambiarsi i materiali di lavoro, tutto questo all'improvviso non si è potuto più fare. La promiscuità e la fisicità, che per molti degli assistiti costituisce il normale canale attraverso cui si svolge la loro vita di relazione con gli operatori, si sono rarefatte a tal punto da compromettere la stessa possibilità di mantenere vivo un contesto positivo di assistenza e di trattamento terapeutico”.

     

    Accanto a tutte le procedure e alla riorganizzazione del servizio, l’équipe OSA ha saputo promuovere anche un clima collaborativo con gli assistiti e i loro famigliari che ha permesso fino ad ora di proseguire le attività di assistenza, arrecando il minor disagio possibile.

     

    “Quando dopo il lockdown abbiamo riaperto la struttura sono stati giorni complicati per i nostri assistiti”, ricorda la Monteverdi, “è stato difficile da parte loro accettare di dover indossare la mascherina, di lavare le mani ogni volta che si abbandonava la postazione di lavoro o si andava in bagno, di sedere lontani gli uni dagli altri. Così abbiamo costruito, insieme, un percorso fatto di giochi e attività mirate e condivise come la realizzazione della segnaletica interna per interiorizzare queste procedure. Piano piano, le nuove regole di comportamento, come il fatto di arrivare ogni mattina con la mascherina, di mantenerla sul viso nel corso della giornata, di accettare che anche l’operatore la indossasse senza suscitare disagio o spavento, sono diventate una routine.”

     

    “Ovviamente non tutti i giorni sono uguali”, precisa l’operatrice OSA, “ognuno di noi attraversa momenti e stati d'animo differenti che vanno riconosciuti e accettati. Tuttavia, oggi i nostri ospiti hanno raggiunto un buon grado di consapevolezza e autonomia e ne siamo fieri”.