• 4 settembre 2020

    Il mio lavoro nelle case degli assistiti palermitani

    Antonio Roca, giovane infermiere OSA, racconta la sua esperienza professionale a Palermo nell’assistenza domiciliare

    Nella foto, Antonio Roca, infermiere OSA del servizio di Assistenza Domiciliare Integrata a Palermo

    Antonio Roca è un giovane infermiere in forza al servizio di Assistenza Domiciliare Integrata, gestito a Palermo da OSA. Fa parte di quei 300 professionisti sanitari della Cooperativa che ogni giorno, nel capoluogo siciliano, bussano alla porta di molte famiglie in difficoltà per assicurare continuità assistenziale e cure adeguate a malati cronici o a chi, in dimissione ospedaliera, può essere seguito con efficacia e in sicurezza tra le mura domestiche.

     

    Antonio ha solo 26 anni eppure è un infermiere esperto e preparato, ha bruciato le tappe di una carriera già ricca di esperienze significative. Nato e cresciuto a Foggia, dopo il diploma alle superiori si è iscritto alla facoltà di Scienze infermieristiche, conseguendo presto la laurea nel novembre 2016, a 23 anni.

     

    Dopo due anni di lavoro in Inghilterra, presso il reparto di epatologia dell’Ospedale universitario di Cambridge, Antonio è tornato a Palermo nel gennaio 2020, dove ha incontrato la Cooperativa OSA che gli ha offerto una nuova opportunità nel servizio di assistenza domiciliare.

    “L'ADI ti mette in contatto con qualsiasi tipologia di paziente”, spiega Antonio. “Non sono soltanto anziani o malati cronici in continuità assistenziale, si tratta spesso di persone giovani, anche bambini, affette da patologie degenerative gravi o da malattie rare fortemente debilitanti che hanno bisogno di un’assistenza continuativa”.

     

    Le cure domiciliari di OSA nei casi di queste patologie complesse sono a 360 gradi e i malati vengono seguiti da diverse figure professionali con un lavoro di squadra in cui i medici e gli infermieri sono affiancati da fisioterapisti, operatori sociosanitari, logopedisti e nutrizionisti.  In più c’è l’aiuto e il supporto della famiglia.  “Il rapporto con i familiari è fondamentale”, sottolinea il giovane infermiere. “Molti dei nostri pazienti presentano patologie come il Parkinson e l’Alzheimer per cui è difficile comunicare con loro. Diventa importante poter contare in casa su una figura che conosca il paziente e che, anche in nostra assenza, segua passo passo gli sviluppi della malattia. Con queste persone che possono essere parenti, badanti o amici, noi operatori stabiliamo una vera e propria alleanza nella cura”.

     

    L’assistenza domiciliare permette una continuità assistenziale a misura di assistito e si riescono a gestire meglio molte patologie croniche. In casa ormai si possono prestare in sicurezza tutte le cure primarie di natura infermieristica senza bisogno che il paziente si rechi in ambulatorio o in ospedale. Il vantaggio è di poter essere assistiti in un contesto familiare che aumenta efficacia e qualità dell’intervento. “In casa i pazienti si sentono più sicuri e tranquilli”, conferma Antonio “rispondono meglio alle cure e noi infermieri da parte nostra riusciamo a sviluppare con loro quell’empatia e quella capacità di focalizzare l’attenzione sui bisogni del paziente, che non sempre si riescono ad avere nelle corsie degli ospedali.”