• 18 agosto 2020

    In casa delle persone diventiamo parte della famiglia

    Gilda, 35 anni, da tre mesi nel servizio ADI OSA a Palermo: "Fare l’infermiera è una scelta di vita"

    Gilda Mandarano, 35 anni, infermiera professionale che lavora nel servizio ADI OSA a Palermo

    “Del mio lavoro mi piace il mio lavoro, perché credo che fare l’infermiera sia una scelta di vita che richiede impegno fisico e psicologico”. Usa un gioco di parole molto efficace Gilda Mandarano, 35 anni, siciliana doc, da tre mesi nel servizio di Assistenza Domiciliare Integrata di OSA a Palermo. Infermiera professionale, è tornata in Sicilia dopo un’esperienza in Germania. A maggio la chiamata della Cooperativa. “Questa non è una professione che possono fare tutti”, sottolinea ancora, “credo che chi fa l’infermiere, chi si dedica ad assistere le altre persone, decida di farlo per sentirsi utile e per aiutare il prossimo”.

     

    E nei confronti degli altri, dei pazienti di cui si prende cura a domicilio, Gilda si dimostra sempre disponibile. Anche ora che il turno è terminato, se il telefono squilla, l’infermiera OSA è pronta a rispondere. Il più delle volte, dall’altro capo dello smartphone, c’è un familiare o un paziente che chiede un consiglio o a cui bisogna chiarire un dubbio. “La cosa non mi pesa”, ammette, “mi dico sempre che dobbiamo coccolare i nostri pazienti, farli sentire al sicuro, essere disponibili. Anche fuori dall’orario di lavoro mi dedico a loro, perché voglio farli stare tranquilli”. Tranquilli, soprattutto in questo periodo di emergenza sanitaria. “La paura del COVID-19 c’è”, spiega l’infermiera siciliana, “lavoriamo con i Dispositivi di Protezione Individuale addosso, a volte si fa fatica a respirare. Però sono tutele necessarie per preservare la nostra salute e quella dei soggetti più fragili”.

     

    Anche per questo, Gilda cerca di instaurare un rapporto di fiducia con assistiti e familiari ogni qual volta varca la porta di casa di uno di loro. “Cerco di entrare in empatia con loro, ci chiacchiero, do loro del ‘lei’ perché spesso si tratta di persone anziane, ma chiamandoli per nome. In altre parole, cerco di fare in modo che al mio arrivo si sentano a loro agio e che lo sia anche io. Non tutti ti accolgono alla stessa maniera ovviamente, ma del resto, giorno dopo giorno con il nostro lavoro entriamo un po’ a far parte della famiglia”.

     

    Da maggio, intanto, la sua nuova famiglia lavorativa si chiama OSA. “Mi trovo benissimo”, conclude Gilda, “viene fatto un grande lavoro negli uffici dove ci sono persone che tutto il giorno sono a disposizione degli assistenti, degli assistiti e delle loro famiglie cercando di trasmettere e garantire oltre ad un livello di professionalità molto elevato, anche la giusta serenità”.