• 07 febbraio 2020

    Inclusione e umanità come valori: Michela incontra la sua classe

    A Monterotondo, il primo ingresso (virtuale) di una piccola assistita OSA a scuola, tra gioia e commozione

    Gli operatori OSA presenti al primo incontro con gli studenti

    La piccola Michela, 13 anni, combatte da tempo con una malattia gravemente invalidante, la sindrome neurologica conosciuta come malattia di Alexander, appartenente al gruppo delle leucodistrofie (disturbi e disfunzioni legati al metabolismo anomalo della mielina, la guaina protettrice dei nervi). Questo tipo di patologia provoca una paresi corporea dei quattro arti (quadriparesi spastica), quindi l’incapacità quasi completa di movimento, di nutrizione e di facoltà verbale.

     

    L’unico canale di comunicazione, per Michela, costretta all'immobilità, è quello dei suoi grandi occhi azzurri.

     

    Assistita quotidianamente dal Servizio ADI di OSA sin dall’insorgenza della malattia, nelle persone di Francesco Pio Valle dell’Olmo, Angela Maria Palmieri, Silvia Mosti (infermieri), Tiziana Mariotti (fisioterapista) e un'équipe di altri professionisti sanitari facenti capo alla Centrale Operativa di Tivoli, Michela ha espresso ripetutamente, negli ultimi tempi, il desiderio di incontrare i suoi compagni di classe. Non li aveva mai conosciuti: era sempre stata seguita da casa, senza varcare l'ingresso della scuola a causa della situazione fisicamente invalidante.

     

    Ma i suoi genitori, insieme alla Centrale di Tivoli, alla Coordinatrice Infermieristica Maria Laura Olivieri, alla Coordinatrice Fisioterapica Laura Antuzzi, a Dell'Olmo, a Mariotti e all’insegnante di sostegno della bambina, hanno deciso di accettare la sfida: presentare virtualmente, via WeSchool (piattaforma specifica realizzata dal Ministero dell’Istruzione), Michela alla sua classe, durante l’orario scolastico, organizzando e svolgendo l’iniziativa presso l’Istituto Comprensivo Raffaello Giovagnoli (Monterotondo) con cura e precauzione.

     

    Dagli operatori ai coordinatori, dagli alunni agli insegnanti, l'emozione ha inondato tutti i partecipanti. I ragazzi, adeguatamente preparati dalla prof.ssa di sostegno e dagli operatori in un primo incontro senza Michela, hanno dopo qualche giorno conosciuto virtualmente la ragazza con innocenza, curiosità e umanità, dimostrando di voler far tesoro di ogni singolo istante dell’esperienza. Hanno accolto Michela, i cui occhi brillavano e trapelavano entusiasmo, come una di loro, una della loro classe, una loro vera compagna. Una compagna unica, da cui imparare e attingere ricchezza umana. I cartelli, preparati dagli operatori, tramite cui lei ha comunicato la sua gioia di conoscere i coetanei durante il collegamento, hanno suscitato commozione comune.

     

    "Il nostro obiettivo", raccontano gli operatori OSA che seguono Michela, "era preparare questi ragazzi all’incontro, un incontro molto particolare, che ha richiesto un collegamento (non solo virtuale) tra due mondi apparentemente molto diversi, quello di Michela e il loro. Eravamo, noi tutti, molto emozionati – non solo durante il collegamento WeSchool, ma anche al momento di incontrare gli studenti per introdurli alla situazione di Michela. Eppure i loro occhi, la dolcezza dei loro sguardi, ci hanno trasmesso una ricchezza e un'emozione immense. Più passavano i minuti, più ci rendevamo conto in entrambe le occasioni che stavamo raggiungendo il nostro obiettivo: anzi, forse anche qualcosa di più. Siamo riusciti a far arrivare a questi giovanissimi ragazzi l'importanza del saper accogliere nel modo giusto questa compagna così speciale, del riuscire a rendere felici le persone meno fortunate di noi, e, soprattutto, di quanto tutto questo arricchisca l’animo".

     

    "L'obiettivo molto delicato", aggiunge il Direttore Sanitario ADI Lazio Daniele Palumbo, "cui anche stavolta la Cooperativa, nel nuovo regime di accreditamento ADI con la Regione, è stata chiamata, si può dire pienamente raggiunto, e siamo molto soddisfatti dell’iniziativa".